IL METODO BARCELLONA

IL METODO BARCELLONA

La sindaca di Barcellona, popolare e di sinistra  racconta il suo “modello” di politiche in questa interessante intervista su la Repubblica con qualche spunto che potremmo riprendere anche qua:

Ada Colau non ha smarrito lo spirito battagliero dei tempi in cui guidava il movimento anti-sfiatti. Con orgoglio, ricorda che «non solo sono la prima donna sindaca di Barcellona, ma anche la prima sindaca di origini umili, senza alcun legame con le grandi famiglie della città». Per questo la scorsa estate nonostante la notte stessa delle ultime elezioni, il 26 maggio, avesse concesso la vittoria al candidato indipendentista Ernest Maragall ha accettato il sostegno dei tre consiglieri che fanno capo all’ex premier francese Manuel Valls per riprendersi il municipio. Quel giorno, davanti alla piazza secessionista che rumoreggiava, lei ammise di sentirsi in imbarazzo. Lo è ancora? «No. Quello che mi imbarazza ancora è il modo in cui è maturata quell’elezione. Però sono molto contenta di aver accettato, perché penso che il processo politico di trasformazione della città che abbiamo avviato necessiti di otto anni per poter essere completato. Rivendico il diritto a poter continuare a occupare quello spazio di potere che era stato finora negato alla gente comune come siamo noi». L’emergenza del momento è quella climatica, A New York, una settimana fa, al vertice Onu lei ha rivendicato il ruolo delle città. Che cosa possono fare le metropoli di fronte a questa sfida? «Le città sono responsabili del 70% delle emissioni che provocano la contaminazione. Essendo parte del problema, devono contribuire alla soluzione. C’è in gioco la salute dei cittadini, e come amministrazioni non possiamo ignorarla. Dobbiamo agire subito, con le risorse di cui disponiamo, con creatività». Quali sono le iniziative che avete preso a Barcellona? «Cerchiamo di cambiare il modello di mobilità. Oltre a dare la priorità al trasporto pubblico e la bicicletta e pedonalizzare, cioè guadagnare spazio pubblico peri pedoni in rapporto alle auto, vogliamo costruire una città più verde, più sana, più sicura. Uno dei progetti più importanti è quello delle “superilles”, i maxi-isolati, per limitare la presenza di auto e liberare spazio perché la gente possa passeggiare. Però ci sono anche misure, come la Zba, la “zona de bajas emisiones”: le auto più contaminanti non potranno circolare dal lunedì al venerdì in orario di lavoro». A Secondo mandato al Comune Ada Colau, 45 anni, sindaca di Barcellona dal 2015, rieletta nel 2019 riconoscimento per la sua politica abitativa sostenibile, per il piano contro la speculazione immobiliare. Qual è il vostro progetto? «Veniamo da una situazione molto grave, provocata da decenni di speculazione incentivata dallo Stato. La Spagna è uno dei Paesi europei con l’indice più basso di case popolari: l’1%. Abbiamo perciò messo a disposizione risorse perrealizzare nuove case popolari, un progetto che però richiede trai 4 e i 6 anni. Così stiamo lanciando altre iniziative. Le case-modulari, che si fanno riciclando vecchi container, soluzioni temporanee per gente giovane o persone in una situazione di esclusione sociale. E stiamo intervenendo nel mercato privato». Il turismo di massa è diventato un problema per Barcellona. Ora avete deciso un incremento della tassa turistica. Con quale obiettivo? «Il turismo è uno dei fattori che generano la gentrificazione perché ha un grande impatto sul mercato immobiliare. Siamo stati tra i primi a colpire Airbnb, che speculava senza pagare imposte: oltre a una multa, li abbiamo obbligati a ritirare gli annunci di appartamenti illegali. Ma il turismo dev’essere regolamentato. Siamo una città aperta e cosmopolita, però l’attività turistica non si può concentrare solo in alcuni quartieri. Altrimenti finisce per espellere i residenti e il piccolo commercio. Ora in centro non si potranno più aprire nuovi hotel. L’aumento della tassa turistica è motivato dal fatto che l’arrivo di molti turisti comporta enormi spese: trasporto pubblico, sicurezza, pulizia. E giusto che i turisti contribuiscano». Si è parlato molto quest’estate di Barcellona come città violenta. Che cosa c’è di vero e quali misure avete pensato di adottare? «Nell’ulitimo anno e mezzo sono aumentati i furti. Questo non significa però che Barcellona sia diventata una città insicura. E ci dispiace che sia stata lanciata una campagna ingiusta. Abbiamo indici di criminalità molto più bassi rispetto a quelli di molte altre metropoli. Abbiamo aumentato la presenza della polizia nelle zone più frequentate e stiamo facendo tutto il possibile, ma posso garantire che Barcellona non è pericolosa». Nel periodo in cui era un’attivista anti-sfratti, lei criticava duramente le banche. Ora mette in discussione i grandi interessi finanziari. In che momento ha sentito più forte la pressione dei potentati economici per frenare la sua azione? «Noi per la prima volta abbiamo imposto multe alle banche che lasciavano appartamenti sfitti. Alcune hanno capito il messaggio e ci hanno romito centinaia di case che ora stiamo utilizzando come case popolari. Ci siamo anche scontrati coni’ gigante dell’energia Endesa, perché tagliava la luce alle famiglie che non sono in grado di pagare la bolletta. Abbiamo preteso che la compagnia si facesse carico dei debiti e l’abbiamo obbligata a obbligandola a restituire la corrente elettrica alle famiglie vulnerabili. Questo è un esempio di come è cambiato il rapporto tra pubblico e privato»

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