Il ministero e la nave

Il ministero e la nave

Il 24 aprile, la Capitaneria di Porto di Marsala ha notificato al Comandante e all’Armatore della nave Mare Jonio una formale “diffida dal preordinare l’attività del rimorchiatore all’esecuzione di operazioni di salvataggio in modo stabile ed organizzato” fino a quando l’unità non venga classificata come nave “SAR”.
Si tratta di un atto dal solo scopo intimidatorio e irricevibile dal punto di vista legale: la Mare Jonio è infatti un rimorchiatore e nave da carico della marina commerciale italiana che, come abbiamo dichiarato fin dal principio, svolge attività di monitoraggio e denuncia delle violazioni dei diritti umani, pattugliando il Mediterraneo Centrale.
Come ogni natante, non solo ha tutto il diritto, ma il preciso dovere, fissato anche dagli articoli 489 e 490 “obbligo di salvataggio” del Codice della Navigazione italiano, di intervenire in soccorso di imbarcazioni e persone in difficoltà al fine prioritario di salvare vite umane.
Da quando, il 18 marzo scorso, la Mare Jonio ha operato il salvataggio di 49 naufraghi, siamo sottoposti ad ogni genere di pressione e tentativo di ostacolare la nostra attività, da ultimo la pretestuosa ispezione operata venerdì scorso a Marsala. Dobbiamo concludere che nel Governo italiano c’è chi avrebbe preferito che quelle 49 persone annegassero?
Mentre la Libia brucia e le persone sono giustiziate nei campi di concentramento è inquietante che tanto impegno venga profuso contro le navi della società civile invece che per salvare le vite di chi è in pericolo.

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