Il popolino della sinistra

Il popolino della sinistra

Ebbene sì, seppur possa sembrare dispregiativo, per “popolino” qui intendo un diminutivo di quantità. A Milano a sinistra del PD non c’è rappresentanza. Il “popolone” non è andato a votare, sembra non ci sia nessuno a Milano che sia capace di rappresentare la maggior parte delle persone che ci vivono. Oppure, a Milano si sta bene e va bene così. Ma quelli che hanno votato, il popolo, ci dicono che della ‘sinistra a sinistra’ non ce n’è bisogno. Non serve, quantomeno questo modello di sinistra. Ha vinto la competenza e la buona amministrazione, non l’ide(ologi)a di qualcosa di diverso. I milanesi che hanno votato ci dicono che va bene così, quelli che non hanno votato magari dicono che va male così, ma tant’è.
E la sinistra a sinistra? C’è nelle idee ma non nei fatti. E i fatti ci dicono che il mondo si sta consumando e nessuno ci mette mano, che i diritti sono ancora privilegi perché ci sono gli esclusi che nessuno include, che le diseguaglianze fanno parte del sistema e nessuno tocca i super-ricchi. Di fronte a questo scenario, cosa vuoi che faccia un “popolino” quando il popolo dice che va bene così e il popolone non è pervenuto? Non può essere che Milano sia diventata una grande Municipio 1 d’Italia?
Forse è venuto il momento a Milano di riconnettersi con la realtà che impone che in democrazia bisogna essere rappresentanti di qualcuno di vero (le persone) e non di qualcosa di astratto (la sinistra). Allora, lasciamo perdere i vecchi modelli e pensiamo a qualcosa di nuovo rimanendo fermi nei valori fondamentali: ambiente, progresso, democrazia (quindi antifascismo), solidarietà e uguaglianza. La buona amministrazione la diamo per scontata: a Milano la competenza ha già vinto, ora teniamo fermi i valori.

Paolo Campanini

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