Il potere autistico delle torri

Il potere autistico delle torri

Gli uomini si erano uniti per costruire una torre tanto alta da raggiungere il cielo e Dio bloccò questo progetto insano dando a ciascuno una lingua diversa per parlare con gli altri
Nel primo libro della Bibbia, la Genesi,, si racconta anche che gli uomini cercarono di erigere una torre che toccasse il cielo. Quella costruzione è nota come “Torre di Babele“….

Milano verticale si incendia e rischia di crollare, Milano orizzontale viene riempita di cemento e consuma il suolo. Tra l’una, divenuta simbolo della riccanza più che della città futura e la seconda che si espande come una medusa verso il circondario o che dal circondario arriva in città, si dovrebbe evidenziare una strategia di politica urbanistica (con forti implicazioni sull’edilizia privata e pubblica), che generi un nuovo modello di sviluppo (parola bruciata ormai), o almeno di verifica del costruito e del costruendo.
La favola della verticalità “buona” e “verde” conseguente all’idea banalizzata del bosco verticale, che ha contaminato di verticalità boschiva tutto il mondo, è stata sepolta dall’incendio di via Antonini. Un incendio che, anche in prossimità delle elezioni comunali e del rinnovo del mandato di sindaco al Sala, Verde Europeo e anima del C40, apre un capitolo nuovo, PGT permettendo, nel ripensare abitazioni e luoghi pubblici, dentro uno scenario di sostenibilità e sicurezza .
Milano non è Dubai, nemmeno gli Emirati Arabi, e non dispone delle stesse risorse degli emiri ecologisti e sgozzatori di oppositori, che hanno eretto torri oltre limiti dell’umano, soi disant sostenibili, energicamente autonome, fotovoltaiche, condizionate salubremente ecc. (uso appositamente termini non corretti dal punto di vista tecnico, ma per farmi capire).
Secondo: la tecnologia necessaria per mettere l’edilizia verticale in sicurezza e salubrità è molto costosa, molto complicata nelle metropoli ancora sprovviste di reti energetiche autonome veramente efficienti e sane, e, se utilizzata, richiede investimenti molto alti che finiscono per determinare sul mercato, i prezzi che tutti conosciamo e che ci lasciano basiti (da 8000 a 13000 euro il mq2).
Le torri inoltre sono ladre di luce, di sole, di energia naturale, producono ombre umilianti e inquietanti a volte; chiedere agli abitanti dei quartieri limitrofi ma anche ai frequentatori dei parchi sottostanti (vedi Biblioteca degli Alberi).
Il loro impatto ambientale condiziona tutta la città, pesa sul bilancio ambientale in modo visibile a occhio nudo, genera diseguaglianze, isola in modo autistico gli inquilini più o meno vip dalla “terra” del quartiere, della città diffusa, e, in periferia, rischia di essere un numero da circo, niente di più.
D’altra parte il consumo di suolo e la scarsa qualità del costruito (privato e pubblico) in questi ultimi 20 anni hanno prodotto una città nella quale gli urbanisti sembrano fuggiti come le famose vongole napoletane e che sua stata lasciata carta bianca alla “banda” Cabassi e soci, anche culturalmente intendo (politicamente la cosa è collocabile nel border line..).
Una città disuguale, a volte benedetta dall’archistar, a volte abbandonata nelle mani dei geometri assassini, che hanno devastato l’intero paesaggio nostrano. Santa Giulia docet, ed altre amenità del genere.
È sufficiente fare un giro in bici nella città per vedere una architettura sciapa e improbabile che a volte cerca di imitare modelli trentini, cappotti svizzeri, roba degna dell’eclettismo brianzolo o del glamour provinciale dei principi petroliferi.
A Parigi, a Nantes, ad Amsterdam (e altrove) esistono dei limiti all’altezza degli edifici, c’è la ricerca di un nuovo modello urbano non più legato al solo sviluppo edificatorio ma alla qualità della vita, alla città policentrica, a misura di abitanti, ricca di servizi, di affitti calmierati, di possibilità per tutti di vivere bene e in salute.
La verticalità, amata a volte persino dagli architetti verdi, equivoco culturale, nato sull’equivoco nella comprensione del concetto di suolo e di consumo dello stesso, mostra, con l’incendio spettacolare, i suoli limiti culturali e politici. La “ideologia della torre” ormai pare datata. Andiamo oltre.

Giuseppe Pino Rosa

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