IN CARCERE, IN LUOGHI ABBANDONATI, IN CORTILI DI RINGHIERA

IN CARCERE, IN LUOGHI ABBANDONATI, IN CORTILI DI RINGHIERA

Centinaia di spettatori in cascine recuperate, nei cortili delle case di ringhiera, nei chiostri delle chiese. Domani una sala con grande schermo, da 200 posti, viene inaugurata persino dentro ad un carcere, a Bollate.
«Un progetto che ha tutta la potenza simbolica dei sogni difficili che invece, a sorpresa, si avverano», sintetizza Cristiana Mainardi di FuoricinemaFuoriserie, rassegna coprodotta con il Corriere della sera che ha realizzato l’iniziativa insieme all’Anteo, al Comune, al penitenziario e agli stessi detenuti che «con una passione mai vista» hanno lavorato alla ristrutturazione. Da dicembre la sala sarà aperta — con tutte le cautele del caso — anche ai milanesi. Domani, intanto, si inizia con l’anteprima di ‘Tutto il mio folle amore’ di Gabriele Salvatores che dal Festival di Venezia plana direttamente davanti agli occhi di chi è ristretto e non può godere della libertà.
«I luoghi inconsueti dove vorremmo inventare cinema sono molti. Ma abbiamo deciso di partire dal carcere e questa per noi è una precisa scelta di campo», continua Mainardi. Chi vive in una cella e di solito è dimenticato diventa, per la squadra, l’urgenza numero uno. «Bollate è già un’eccellenza ma il progetto potrebbe essere replicato anche in altri carceri», si sbilanciano.
La direttrice Cosima Buccoliero vorrebbe fossero gli stessi ospiti a pensare la programmazione, gli eventi, le lezioni da organizzare: «La sala prima di tutto sarà dei detenuti — sottolinea —. Diventerà un luogo creativo di scambio con la città».
Alla serata saranno presenti anche Lionello Cerri anima dell’Anteo, il sindaco Beppe Sala, l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno e il Garante dei diritti delle persone private della libertà Francesco Maisto.
«In qualche modo viene superata l’idea della sala tradizionale dedicata alla visione del film — ragiona Del Corno —. I cinema assumono una nuova funzione, quella di intessere legami di comunità. Favoriscono la condivisione di emozioni e di pensieri, disseminano il territorio con divulgazione e promozione culturale». L’impatto è culturale e di urbanistica: «L’alleanza tra istituzioni e cittadinanza attiva accompagna la trasformazione di spazi anche inusuali» declinandoli al servizio dell’arte e della cultura.
Altro esempio, l’iniziativa dei residenti del Casoretto: hanno appena costituito un’associazione per partecipare a bandi e riaprire «finalmente» il vecchio cinema dell’abbazia, spiega Daniele Piacentini, presidente del neonato CineCircolo. La sala della parrocchia, negli anni Settanta era un polo della vita sociale del quartiere. Il declino inizia negli anni Novanta, preludio di un abbandono contrastato adesso dagli abitanti: una rassegna nei chiostri inizia, intanto, domani sera.
Ad un punto di svolta, infine, il Nuovo Armenia, a Dergano, capitanato da Antonio Augugliaro (co-autore del film ‘Io sto con la sposa’, che fu caso internazionale di successo e crowdfunding). Nel 2016 insieme ad altri, Augugliaro vinse un bando del Comune per ristrutturare le ex stalle di Villa Hanau nel parco di via Livigno. Da allora è partito tutto il lavoro, ricerca di fondi annessa. Il gruppo ha vinto piccoli bandi, uno dopo l’altro. Anche grazie ai contributi di Fondazione Cariplo è riuscita adesso a rendere vivibile alcuni ambienti della cascina e il giardino. Ha raccolto un centinaio di volontari e il sostegno di Hypereden, Asnada e La Ribalta, organizzato rassegne multiculturali affollatissime. Sabato sera, in giardino per il film di una giovane regista eritrea-italiana, erano in tantissimi. Lancia adesso l’appello, per finire di ristrutturare la cascina servirebbe un milione. Obiettivo: creare il primo cinema multiculturale della città, con anche una scuola di italiano.

Elisabetta Andreis
Corriere Milano

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