#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (5)

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L’architetto al tempo del virus

Quando avevo vent’anni, se in falegnameria arrivava un architetto era tutto un mettere ordine e pulire perché arrivava un “professionista”. Poi l’ascensore sociale mi ha permesso di diventare un architetto e svolgere la libera professione ma, forse era tardi e non avevo l’accumulazione originaria di capitale, ma sono diventato un “proletario con la partita iva” per dirla come ho imparato da Rossanda. La crisi del 2008 ha colpito duramente e soprattutto il settore delle costruzioni ha pagato un alto prezzo con oltre 350.000 disoccupati e quindi, per svolgere la professione, ci si è visti costretti a ripensarsi, ristrutturare, tagliare e ridimensionare. In più nella percezione culturale del Paese il nostro mestiere viene considerato peggio dei costruttori di armi: siamo i cementificatori e consumatori di suoli … . Poi un giorno leggi e vedi le notizie dalla Cina, il virus, l’epidemia è roba lontana, non da noi, no eeeeh, no ti prego, non potremo mai reggere a misure come quelle messe in atto a Wuhan. Invece siamo stati travolti e la nostra vita è cambiata tra ansie per la salute dei tuoi cari, ansie per il lavoro e ansie per la tenuta del Paese. Il nostro Studio professionale è composto da tre architetti: uno è rimasto subito a casa per la nostra sicurezza avendo moglie che lavora in ospedale come pneumologa, io e l’altro collega abbiamo incollato nastro adesivo colorato sul pavimento con le dimensioni delle distanze da mantenere, continuando a lavoricchiare, soprattutto per coordinare le attività sui cantieri. Da subito abbiamo dovuto richiamare tutte le Imprese alle ordinanze per la sicurezza dei lavoratori e, dove non era possibile proseguire le lavorazioni, abbiamo ordinato la sospensione, facendo incazzare le imprese bergamasche e bresciane…, abbiamo ordinato la messa in sicurezza dei cantieri e ora stiamo tenendo i rapporti con i committenti per non lasciarli soli. Dall’ordine di chiusura degli studi professionali siamo a casa. Cantieri fermi e ovviamente fatturazione dei lavori ferme, nessuna notizia chiara sui provvedimenti di sostegno per le attività professionistiche; una sensazione di estrema solitudine che si somma alla paura per il futuro, per quante imprese e quanti colleghi, se non io stesso, avranno le attività collassate al termine di tutto questo. Rabbia non c’è, con chi te la prendi. Come ogni bravo italiano ci si arrangia e si sopravvive, si fanno prove di allontanamento dai media che ti sparano sul viso la dura realtà, drammatizzandola per audience, ti angosci per chi sta’ al lavoro nella sanità, ci si rifugia nelle chat alternando minchiate a drammi e nessuna voglia di andare sui balconi a battere le mani. La vita è cambiata e il futuro è molto incerto.

Gianni Dapri

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