#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (7)

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Non ho smesso nemmeno un giorno di lavorare. Perché lavoro nell’informazione. In radio, abbiamo iniziato a metterci i guanti, a distanziarci, ognuno con il suo copri-microfono, le santificazioni di telefoni, computer, studi, mixer, tavoli, praticamente dal paziente 1 di Codogno. E noi dietro a inseguire i numeri, gli esperti, le parole nuove (tamponamento fino a l’altroieri era solo un incidente stradale). L’informazione continua, magari ossessiva, con gli ascoltatori che progressivamente non vorrebbero ascoltare ogni sera il bollettino dei numeri – rigorosamente nazionale e regionale – perché sono angoscianti e poi a che serve? Eppure da questa esperienza collettiva e solitaria, dovremmo pure imparare qualcosa. Ad esempio ad avere una relazione con l’informazione, facendo la differenza tra il chiacchiericcio sulle chat di whatsapp che sono strumenti di relazione, tra spassosi video, considerazioni angosciose, commenti che ci toccano. Ecco nelle chat di whatsapp ho visto persone sensate scivolare sull’informazione borderline, sul non verificato, sul sentito dire o peggio sulle fake news. Perché tutti rispondiamo a ansie e preoccupazioni. E va anche bene così. Abbiamo bisogno di verità. Ma dobbiamo anche tollerare l’incertezza, quella che esiste “a prescindere”. E quindi lasciamo l’informazione all’informazione, e se vogliamo fare informazione tra di noi dobbiamo per forza verificare anche noi e non veicolare quel piccolo virus che è il sentito dire, il verosimile o peggio quello che vorrei sentirmi dire. E lasciamo la sanità a chi si occupa di salute e non di profitto. Poche cose, ma chiare. Sarebbe fantastico uscirne così, no. Di casa. Trovando altri che ci hanno pensato su. Che hanno sperimentato un periodo di leggi speciali, di comportamenti asociali, ma allo stesso tempo hanno rivalutato il bene comune. Mai come ora vale il pensiero di Don Milani: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è politica. Sortirne da soli è avarizia” (Lettera alla Professoressa).

Claudio Jampaglia

PS: Col passare dei giorni, stiamo assistendo a una crescendo dell’informazione e della comunicazione della Regione Lombardia che usa il suo potere e la pandemia come se fosse in campagna elettorale. Ogni giorno un’inaugurazione con codazzo di fotografi e telecamere, anche quando la “cosa inaugurata” sarà operativa tra giorni, ogni giorno almeno due o tre video promozionali, un paio di attacchi al “potere centrale”, conferenze stampa per i “telespettatori” (dicono così) che dopo i primi giorni di ansia e attenzione si sono trasformate in comizi di assessori che si mettono e tolgono mascherine, ridono, scherzano, invitano personaggi della tv a fare da testimonial. Una specie di virus-show. Ecco. L’esatto contrario.

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