#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (2)

#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (2)

Se qualcuno mi avesse chiesto anni fa, se avessi mai pensato di lavorare in ospedale, avrei risposto categoricamente no. Avevo un sogno nel cassetto, quello di diventare prof delle scuole superiori. La prima volta che sono stato relatore ad un corso extacurriculare avevo 26 anni ed era il 2009. Lì è cominciato tutto, per arrivare al 2017 anno in cui ho lasciato la cattedra di economia aziendale dopo 8 anni di insegnamento per sposare la causa ospedaliera, nel coordinamento dei trapianti di organo.
Nel giro di un solo weekend però, quello del 23 febbraio 2020, mi sono ritrovato in una cosa molto più grande di quanto pensassi. Più grande di me ma soprattutto più grande di tutti quelli che lavorano, costantemente, ogni giorno qui al Policlinico di Milano.
È dura vero, non lo nascondo, ma sappiamo che ogni giorno quando ci svegliamo dobbiamo correre molto più veloci della gazzella dei carabinieri che ci fermerà per chiederci l’autocertificazione e che ci lascerà andar via in un nanosecondo, alla sola enunciazione “lavoro in ospedale”.
Ecco, questo è un pensiero e in quanto tale lo dedico a tutti quelli che lavorano in ospedale, indistintamente dalla fascia di appartenenza e dalla posizione, perchè dati alla mano, questo è il virus più democratico che esista. Colpisce senza guardare nè portafoglio nè categoria.

Michele Bisaccia

Ti potrebbero interessare