#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (3)

#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (3)

La mia ultima passeggiata sulla Martesana, con mascherina e distanze di ordinanza rispettata (c’era poche gente e consapevole), risale a piùdi tre settimane fa. Poi mi sono blindato in casa a guardare le belle giornate di sole pieno, di neve brillante sulle montagne, di mimose che fiorisco ed evaporano in poco tempo, di viole e primule piantate sui balconi. Uno scenario post nucleare, nessuno in giro, silenzio surreale, tutto sbarrato. L’unica conferma di vita le finestre illuminate dopo il tramonto. Ah bene, ci siamo ancora tutti.
Devo ammettere che la rete in queste settimane mi è stata utile per tenere i contatti con le persone care, con gli amici e compagni che fanno parte del mio giro, e non solo con loro.
Ho ripreso dei tempi più lunghi che mi permettono di leggere, rileggere, su carta e on line, di ascoltare la musica che mi piace e non solo news ansiogene un po’ dappertutto, anche se devo dire che tv e radio stanno facendo un servizio indispensabile ( ma questo già lo sapevo essendo un grande ascoltatore di radio fin da piccolo). Ci sono dirette su fb, skype,zoom e altrove, interessantissime, tanti libri da leggere, anche gratis on line, c’è del tempo da recuperare, passato in cazzate e riunioni spesso logoranti e inutili, c’è da stare lontano dalle chat isteriche di chi si parla addosso e massacra il prossimo. C’è da perseguire un impegno di ecologia mentale anche sul cosiddetto virtuale.  Può dardi che riusciremo a diventate un po’ più gentili e simpatici, ad essere umani, e non macchine da riunioni.
E comunque nella mia biblioteca personale ho tante di quelle cose da leggere e rileggere, fra le qual tanta letteratura, perché nella letteratura, come diceva Sciascia, c’è tutto.
Tra una cosa e l’altra ho ripreso a fare torte semplici ma buone, a guardare il cibo con più attenzione, a non mangiare più panini con una chiappa appoggiata al tavolo, pensando ad altro, ho ripreso a guardare film e non solo trailer (quanti fil da vedere rivedere!!)
Ma ho continuato a non distogliere gli occhi dalla realtà drammatica che stiamo vivendo e che vivremo nei prossimi mesi, appena allentata un po’ la prigione del “non uscire” a tutti i costi. Mai come in questo periodo il personale è poltico.
#iorestacasa ma per salvare me e gli altri dal contagio, e per fare cos’altro?
Tutti noi pensiamo che nulla tornerà come prima, ma perché questo avvenga dobbiamo mettere in campo, idee, progetti, proposte politiche e culturali, comportamentali, collettive ed individuali, che necessitano di un cambiamento di paradigma, che non avverrà da un giorno all’altro.
Il job act renziano ha fatto disastri incalcolabili nel mondo del lavoro, e ha aperto voraci non solo fra i lavoratori dipendenti a tempo determinato  o non, ma, soprattutto, per le partite iva, per i precari, per tutti quelli che si trovano senza nessuna garanzia se non il ricorso al “mercato” (spesso in nero, non nascondiamocelo). Adesso che il mercato non c’è più mi pare che questa sia la prima categoria da supportare e difendere, facendo in modo che siano stabili gli aiuti economici e fiscali, ma soprattutto che siano sostanziali e non di forma, confermati nel futuro e non solo nell’urgenza.
In questi giorni mi ha preoccupato soprattutto questo tema, oltre a quello ambientale.
Una cosa è chiara comunque rispetto a quest’ultimo: la mobilità e la viabilità cittadina non potranno veramente più essere quelle di prima e dovremo inventarcene una nuova, molto più ecologica e condizionata, condivisa e non individualista.

Penso anche ai giovani e ai vecchi, alle persone che muoiono in questo modo assurdo, senza vicinanze, senza funerali, ma continuo a rifiutarmi di utilizzare la parola “guerra” come fanno molti, in primis quelli che hanno distrutto la sanità pubblica dappertutto e in particolare in Lombardia.
Noi non siamo in guerra, signori della Regione! Siamo in emergenza e finite le scadenze da rispettare, i vostri decreti sono a scadenza, vi chiederemo conto del passato, del presente e del futuro, sul quale, vedo, state già costruendo le campagne elettorali.

Giuseppe Pino Rosa

PS: «Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza». A.Gramsci

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