#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (4)

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Diario di una quarantena italo-cinese
Si parla a lungo di modelli in queste giornate sovvertite nelle abitudini, nei tempi forzatamente dilatati, nelle riflessioni prolungate.
Il modello cinese, coreano, italiano, alla ricerca della via giusta per la gestione di questo virus silenzioso e minaccioso.
Dal nostro osservatorio privato italo-cinese – casa nostra – io e la mia coinquilina cinese, alla terza settimana di convivenza costante e continua, analizziamo i punti di vista, ci confrontiamo su questa esperienza, ragioniamo sui numeri, a partire da un patrimonio culturale sicuramente diverso, da un modello di politica agli antipodi, da sistemi cognitivi e di percezione emotiva che si sono sviluppati necessariamente in modo differente negli anni.
Dal mio osservatorio professionale italo-cinese- l’area relazioni internazionali che seguo- io e i miei partner cinesi, condividiamo l’esperienza di questo tsunami sanitario ed economico da gennaio, data in cui il virus è esploso pubblicamente in Cina. Progetti sospesi, flussi di professionisti da e verso la Cina interrotti, preoccupazione per la salute dei nostri clienti che improvvisamente, dopo negoziazioni di lavoro estenuanti al limite del sopportabile, diventano amici.
La comunità milanese, nei mesi dell’epidemia cinese, prima che diventasse pandemia, si è stretta intorno alla Repubblica Popolare Cinese, in un abbraccio di solidarietà e sostegno: il sindaco Sala con la sua colazione in Chinatown, la Camera della Moda di Milano con la sua campagna “China, we are with you” e molte altre iniziative, contro la paura irrazionale che il virus scatenava verso persone di nazionalità cinese.
Quando Covid 19 è sbarcato in Italia ed Europa, viaggiando in business class, come scrive Ascanio Celestini, eravamo ingenuamente impreparati a questa nuova era. Il pericolo siamo diventati noi, portatori sintomatici e asintomatici del virus misterioso. Pericolo per noi stessi, pericolo per gli altri. In quei giorni di angoscia e solitudine, di rivoluzione delle abitudini e del pensiero, ho iniziato a ricevere messaggi di supporto dal mondo cinese: studenti, partner, amici, clienti. Dalla Cina sono partite mascherine ad uso personale, manuali di istruzione sulla gestione del virus, messaggi pieni di affetto sulle chat di wechat. We are on the same boat, scrivevano.
Il virus farà il giro di tutto il mondo, è già arrivato in Europa, America Latina, Africa, Russia.
Non so onestamente se esista un modello di gestione vincente ed efficace per questa pandemia, valido per tutte le latitudini.
Sicuramente esiste la necessità di rimanere connessi e aiutarsi l’un l’altro, in uno scambio e sostegno reciproco, oggi. Questo è il senso di una vera amicizia fra i Popoli.

Paola Galdi

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