#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (1)

#IORESTOACASA, DIARIO milanese DaLLA QUARANTENA (1)

Per quanto impegnative, le giornate di chi, come me, insegna al tempo del Coronavirus sono un privilegio: il privilegio di poter svolgere anche “in remoto”, da casa, il nostro lavoro e, soprattutto, quello di poter in qualche misura contribuire a rassicurare i ragazzi che incontriamo quasi ogni giorno nelle videolezioni, mai così desiderosi di partecipare, di porre domande, di discutere, come pure di essere visti e ascoltati. Ed ecco che, in un frangente simile, il mestiere di docente comporta anche il senso della ancor maggiore responsabilità che si ha nei confronti dei propri studenti.
Nel mio caso, poi, al rammarico per la forzata rinuncia alle attività didattiche dal vivo, “in presenza” (lezioni, seminari, esami, tesi di laurea) e al tentativo di impostare quelle attività tramite web con modalità che permettano di mantenere il più possibile il contatto umano – e tengano conto delle difficoltà di chi non ha un pc portatile o una rete stabile – si aggiunge la preoccupazione per quella metà dei miei studenti che non possiamo avere con noi nell’aula virtuale in cui al momento insegno: le persone iscritte ai due laboratori filosofici che sto tenendo e che avrebbero dovuto svolgersi nelle carceri di Bollate e Opera, persone che, essendo appunto ristrette in quegli istituti penitenziari (rigorosamente off-line), ora non possono partecipare alle lezioni, né avere alcun contatto con l’esterno. Persone la cui condizione ci è al momento un po’ più facile capire, o forse soltanto immaginare, in questi giorni in cui l’emergenza sanitaria in corso ci fa sentire tutti reclusi.

Stefano Simonetta

Ti potrebbero interessare