Ius soli contro l’irrazionalità

Ius soli contro l’irrazionalità

Ius Soli, dal latino «diritto del suolo», indica il diritto alla cittadinanza in un Paese per chi vi è nato
La prima proposta di legge sullo ius soli risale al 2004, quella incardinata oggi al Senato è frutto di molte mediazioni. l’unione di una legge di iniziativa popolare e di 24 proposte parlamentari, ad oggi vi sono 8.700 emendamenti pendenti. Oggi si attende l’inizio della discussione in aula, ma sono in molti a prevedere, nella migliore e più sperata ipotesi, che il voto finale arrivi dopo i ballottaggi del 25 giugno.

Secondo la proposta di Legge in discussione oggi al Senato la cittadinanza verrà acquisita da:

* chi è nato nel territorio italiano da genitori stranieri, purché almeno uno di loro sia in possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo (Ius soli);
* il minore straniero, nato in Italia o che vi sia arrivato entro i dodici anni, a condizione che abbia frequentato regolarmente la scuola per almeno cinque anni nel territorio nazionale (Ius culturae)
* chi entrato in Italia prima dei 18 anni, risiedendovi legalmente da almeno sei anni abbia frequentato regolarmente e portato a termine, sul territorio nazionale, un ciclo scolastico, oppure un percorso di istruzione e formazione professionale. (naturalizzazione tramite Ius culturae)

Oggi abbiamo la possibilità di riparare ad un sistema irrazionale e non efficace che assicura i diritti di cittadinanza a nuclei che non vivono in Italia da generazioni, e che magari non ci abiteranno mai, ma li nega a chi è nato, cresciuto, si è formato e lavora nel nostro, e loro, paese.

 

Simona Regondi

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