La bella gioventù

La bella gioventù

Amolabellagioventù che venerdì scorso ha riempito le piazze di 235 città d’Italia!

Amo lo sciopero degli studenti contro i mutamenti climatici, in difesa di un ambiente che la brutta generazione dei padri e dei nonni ha compromesso forse fatalmente.

Amo la colonna sonora dei loro raduni, la commozione con la quale cantano “Bella ciao” in versione ecologista, sventolando cartelli su cui leggi: “Svegliati! Il mondo sta cambiando perché noi no?”, e capisci che quel noi è invece un voi, un’accusa, una questione generazionale sbattuta – giustamente – in faccia.

Scusateci, figli e nipoti: eravamo ubriachi fradici di petrolio, di crescita dissennata …

Amo i centomila che hanno colorato il fatuo centro-vetrina di Milano,gridando a squarciagola “ci state rubando il futuro!”, davvero una marea, tanto che il corteo invece di concludersi in piazza della Scala, ha proseguito fino a piazza del Duomo, così da starci tutti. Onde di protesta contro chi trascura l’ ambiente (sacrificato sull’altare dell’opportunismo nei recenti programmi elettorali), tsunami che prescinde dagli egoismi nazional-populisti – figuriamoci i sovranismi – e che assume una dimensione europea, globale, perché gli sconquassi del clima non hanno confini né possono essere respinti dai muri.

Ma amo anche la poesia. E il 21 marzo viene celebrata in tutto il mondo. Ne ricordo una, bellissima. Perfetta per i #FridaysForFuture, i venerdì ambientalisti: “Versicoli quasi ecologici” di Giorgio Caproni (è nel primo dei due volumi a lui dedicati dalla collanaI Classici della Poesia, Mondadori 2009, pag.788).

Non uccidete i l mare,

la libellula, i l vento.

Non soffocate il lamento

(il canto!) del lamantino.

Il galagone, il pino:

anche di questo è fatto

l’uomo. E chi per profitto vile

fulmina un pesce, un fiume,

non fatelo cavaliere

del lavoro. L’amore

finisce dove finisce l’erba

e l’acqua muore.

Dove sparendo la foresta

e l’aria verde, chi resta

sospira nel sempre più vasto

paese guasto:`Come

potrebbe tornare a esser bella,

scomparso l’uomo, la terra”

 

Leonardo Coen

tratto dalla rubrica dell’autore “Lo stival erovesciato, l’Italia di oggi” su Il fatto quotidiano.

Leonardo Coen, giornalista, scrittore, è stato tra i fondatori di Repubblica.

PS: “Care generazioni future: vi prego di accettare le nostre scuse. Eravamo ubriachi fradici di petrolio” è una citazione di Kurt Vonnegut

PS2: La poesia di Caproni, che per altro è statai proposte tra le tracce dei temi di maturità nel 2017, è uscita nel 1972 nella raccolta Res Amissa.

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