LA BRUTTA VICENDA DEL PARCO BASSINI

LA BRUTTA VICENDA DEL PARCO BASSINI

Il processo decisionale, il progetto architettonico e le modalità con cui si è prodotta la distruzione del giardino Bassini, per realizzare la nuova sede del Dipartimento di Chimica del Politecnico di Milano è una brutta vicenda nella Milano contemporanea.
La realizzazione di una nuova sede universitaria del Politecnico di Milano è sempre da considerarsi un fatto positivo, come dotazione di servizio pubblico per la formazione e la ricerca. Un servizio pubblico di eccellenza, assolutamente necessario e addirittura urgente viste le condizioni oramai inidonee della sede attuale. La nuova dotazione è anche una risposta alla paventata desertificazione di Città degli Studi dopo la decisione dell’Università degli Studi di trasferire le Facoltà scientifiche sull’area ex EXPO.
Contemporaneamente il progetto “Città Studi Campus Sostenibile”, lanciato nel 2011, promosso in maniera composita da Politecnico di Milano e da Università degli Studi di Milano ha per obbiettivi la trasformazione del quartiere universitario in un Campus capace di divenire un modello per qualità della vita e sostenibilità ambientale attraverso il contributo attivo di tutta la popolazione universitaria e degli abitanti del quartiere, questo avrebbe dovuto essere un orizzonte di riferimento dell’azione programmatoria del Politecnico.
La decisione di realizzare la nuova edificazione e di realizzarla in quel luogo è presa dal Politecnico in concorso con il Ministero in piena autonomia e indipendenza normativa, come sempre e da sempre. L’Amministrazione Comunale non è stata in grado di porsi come attore dialogante.
Il luogo è un’area verde, attrezzata a giardino e con alberature, un servizio pubblico importante per la città, soprattutto in questa fase di crisi climatica che impegna tutti in una nuova cultura in grado di sovvertire i paradigmi del secolo scorso.
In questo modo si crea un conflitto dilaniante tra due servizi pubblici rilevantissimi: ricerca e sviluppo e il prodotto che quella ricerca dovrebbe produrre, il futuro del nostro pianeta.
Da questa brutta vicenda, che avrà ripercussioni culturali sull’intera città, dobbiamo provare a imparare alcune cose, tra cui, occuparsi seriamente della risorsa ambientale verde producendo nuovi parchi, valorizzando quelli che ci sono; chiedere che le università smettano di produrre decisioni di sviluppo senza programmazione, senza consultare la città, inseguendo logiche facili e utilitaristiche e infine migliorare la qualità architettonica dei loro prodotti visto che dovrebbero essere una eccellenza proprio di quelle discipline.
L’esito del giardino Bassini è una sconfitta storica per tutta la città proprio perché prodotta da tutti gli attori che dovrebbero produrre la migliore qualità, ma da questa sconfitta dovremo imparare ad aprire nuove battaglie culturali.

Gianni Dapri

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