La chiamano “rigenerazione e forestazione urbana” ma è tutt’altro

La chiamano “rigenerazione e forestazione urbana” ma è tutt’altro

Nella rassegna stampa quotidiana una notizia balza agli occhi provocando qualche interrogativo: il gruppo regionale di Forza Italia presenterà a giorni un progetto di legge sulla “rigenerazione e forestazione urbana”, parole chiave quanto mai in linea con l’immaginario delle buone pratiche urbanistiche odierne, ma scorrendo le indiscrezioni sulla proposta di legge, nascondono provvedimenti preoccupanti.
Il testo della proposta di legge riguarderà le aree produttive dismesse e gli edifici abbandonati per i quali si prevede di incentivare gli interventi di recupero attraverso sconti fiscali e facilitazioni; normalmente una politica necessaria, ma gli sconti e le facilitazioni che i quotidiani preannunciano riguardano voci particolari e sensibili come gli oneri di urbanizzazione e la dotazione di aree per servizi.
Una prima voce delle facilitazioni, che le indiscrezioni giornalistiche spiegano, riguarda i costi per le bonifiche dei suoli, occorrenti per la trasformazione di ogni area produttiva dismessa da sito produttivo ad altre funzioni e che questi costi potranno essere compensati con gli oneri di urbanizzazione. Gli oneri di urbanizzazione sono il contributo che, ogni nuova costruzione, versa alle casse pubbliche per la realizzazione della città pubblica e delle sue infrastrutture. In questo caso significa sottrarre risorse alla città collettiva per destinarle alla bonifica di immobili privati, che per anni hanno prodotto reddito e alla loro dismissione avrebbero dovuto essere bonificate automaticamente. Le proprietà “meno avvedute” preferiscono lasciare le aree senza bonifica, rimandando i costi della loro attuazione alla negoziazione/trattativa con gli operatori immobiliari interessati alla trasformazione. Così avremmo aziende dismesse che scaricano le conseguenze della loro attività sulle risorse pubbliche.
Una seconda voce riguarda la riduzione del 50 per cento della dotazione di aree per servizi che ogni intervento di trasformazione edilizia deve reperire per essere destinate a insediare servizi pubblici, oppure, se le aree che gli operatori immobiliari intendono cedere non sono coerenti con il disegno della città pubblica, queste possono essere monetizzate. Anche in questo caso non è comprensibile la ragione di una forte diminuzione delle risorse pubbliche.
Una terza voce riguarderebbe la possibilità di ottenere bonus volumetrici sino al 20 per cento della consistenza edilizia realizzabile. Le città oggi vengono trasformate intervenendo soprattutto su aree dismesse e quindi un bonus di questo tipo farebbe saltare i saldi che la pianificazione ha definito attraverso i Piani di Governo del Territorio.
Una legge di questo tipo sarebbe una sciagura, perché non aiuta la reale rigenerazione urbana ma solamente la rendita fondiaria e urbana. Le aree ed edifici dismessi che non vengono recuperati lo sono perché non trovano destinazioni che il mercato immobiliare possa sostenere.

Gianni Dapri

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