LA CITTA’ DEI QUARTIERI

LA CITTA’ DEI QUARTIERI
Anche The Economist se ne è accorto, nell’articolo ‘The new economics of global cities’ rileva che con la pandemia le città, e in particolare i centri delle città, diventano meno attrattivi. Durante questa pandemia il lavoro a distanza ha modificato la tendenza di concentrarsi tutti nei centri cittadini e il turismo si è dileguato. Le città si stanno trasformando. Questa è un’ottima opportunità anche per Milano che può diventare veramente la ‘Milano dei quartieri’. Il problema è come può una città diventare un insieme dei quartieri quando non ci si affida ai privati e non si prevedono spazi di proprietà pubblica? Bisogna smettere di pensare al grande centro di palazzoni appartenenti ai fondi speculativi ma bisogna iniziare a pensare in grande (non per dimensioni ma come impegno) immaginando tante piccole realtà fatte dai cittadini che si connettono. Le piccole realtà associative e commerciali di quartiere devono essere sostenute e non si deve abbandonare la pretesa di lasciare ai grandi capitali privati perché, lo sappiamo, per massimizzare i profitti è necessario concentrare grandi quantità in piccoli spazi, poca spesa e tanta resa, oppure è necessario fare qualcosa di esclusivo, cioè che esclude una parte dei cittadini, creando ulteriore diseguaglianze.
Ora abbiamo la possibilità di immaginare una direzione differente per la città e questo vuol dire che la città non dovrà attrarre chiunque per consumarci un po’ di tempo ma deve diventare attrattiva per viverci, ogni ora del giorno, in ogni quartiere. Il capitale della città è il capitale umano di chi abita a Milano, non quello del fondo estero. È un pensiero realistico o è utopia?

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