LA CITTA’ TORNA AL LAVORO?

LA CITTA’ TORNA AL LAVORO?
Milano e il suo centro sono caratterizzati da un’alta percentuale di lavoro d’ufficio e lavoro ibrido è il termine utilizzato per definire come il lavoro d’ufficio si è trasformato dopo la pandemia. Un poco si lavora da casa e un poco si lavora in ufficio. La maggior parte delle aziende si distribuiscono tra il “vieni in ufficio quando vuoi” e l’obbligo di andare in ufficio 4 giorni alla settimana. Questo significa che la città riprende il suo ritmo ma con alcune differenze rispetto a prima. Per prima cosa ci saranno meno persone in mobilità da e per il centro cittadino, meno spostamenti. Inoltre, ci aspettiamo più persone presenti durante il giorno nei diversi quartieri di Milano, non solo bambini, studenti e pensionati/e ma anche uomini e donne in età da lavoro.
Questo significa almeno due cose: meno esigenze di mobilità e maggiori esigenze nei quartieri della città.
Di fronte a queste nuove esigenze Milano è pronta?
Il cambiamento della mobilità urbana è stato intrapreso ma, seppur la direzione sia corretta, è ancora troppo lento in confronto a un mondo che cambia velocemente dopo l’emergenza covid e a un clima che non aspetta la moderazione della politica.
Nel centro di Milano e nei centri dei quartieri ci vogliono più aree pedonali per sviluppare la vita dei quartieri e della città. Inoltre, bisogna ripensare completamente il rapporto con le auto. Quando si guida l’auto in città ci si deve sentire a disagio, come un ospite non gradito, mentre a piedi o in bicicletta il lavoratore e la lavoratrice devono trovarsi a proprio agio. Farlo è semplice, basta copiare da altri paesi. Ad esempio, avete presente i salvagenti delle fermate del tram? Quei pezzi di marciapiede dove il tram fa la sua fermata e poi siamo costretti ad attraversare un piccolo tratto stradale per andare sul marciapiede vero? Ebbene, è sufficiente collegarli al marciapiede creando un tutt’uno con esso, in questo modo quando si scende dal tram si è sul marciapiede e non saremmo noi ad attraversare la strada ma sarà l’auto a dover passare sul marciapiede lentamente per andare oltre la fermata, basta poco.
Anche i quartieri si devono attrezzare per le esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici. Chi lavora da remoto non è detto che abbia la casa adeguata e le possibilità tecniche per gestire le richieste del lavoro. Se non vogliamo che le persone siano costrette ad andare in ufficio bisogna pensare a spazi di lavoro nei quartieri. Ma non delle semplici succursali dell’ufficio (a quelle dovrebbe pensarci l’azienda), ma spazi integrati dove le persone che lavorano da remoto possano trovare diritti, socialità e vita del quartiere, oltre alla postazione. Spazi che possono nascere con la collaborazione dei sindacati e delle associazioni di quartiere, con la regia comunale. Noi le abbiamo immaginate come “Officine Municipali”. Questo sarebbe un vero servizio per lo sviluppo del territorio, innovativo e coerente con la città a 15 minuti.
La nuova giunta appena eletta avrà il coraggio di correre dietro ai cambiamenti della città? Sarà in grado di indirizzare i cambiamenti e anticipare le necessità dei lavoratori e lavoratrici milanesi o rimarrà incastrata nei tempi della politica?

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