LA MEMORIA È UN GIORNO CHE DURA TUTTO L’ANNO

LA MEMORIA È UN GIORNO CHE DURA TUTTO L’ANNO
Sono ancora tante le iniziative in corso per il Giorno della memoria che potete vivere online. Lo spunto che ha dato ieri Renato Sarti del Teatro della Cooperativa intitolato “Memoria delle deportazioni, non chiamatela giornata” è giusto e vi invitiamo a leggerlo sul sito di Radio Popolare

Perché sono storie come quella segnalata dal nostro Carlo Silva che hanno costruito la nostra Liberazione.

“Nel #GiornodellaMemoria con tutta la Anpi Niguarda abbiamo ricordato la storia di Giuseppe Berna, operaio della Breda organizzatore dei coraggiosi scioperi del 1943 e del 1944 contro il nazifascismo. Fu deportato a Mauthausen insieme a tantissimi suoi compagni di lavoro e di sciopero.
Ricordare sempre”
La storia di Giuseppe Berna é questa:
Dopo l’8 settembre 1943 entrò nella 108^ Brigata Garibaldi S.A.P. Daniele Martelosio. Si occupava della propaganda tra i suoi compagni di lavoro e della diffusione della stampa clandestina. Fu, con Santo Bencich (anch’esso deportato e deceduto a Mauthausen), un animatore degli scioperi del 1943 e del 1944.
La notte tra l’11 e il 12 marzo 1944 venne arrestato presso la sua abitazione per aver partecipato allo sciopero che, iniziato l’1 marzo 1944, per otto giorni aveva bloccato le più grandi fabbriche del Nord. Durante l’arresto alcune sue coinquiline opposero un’accanita resistenza per impedire che fosse portato via dalla moglie inferma e dai due figli di 8 anni e 10 mesi.
Nella giornata del 12 marzo venne incarcerato a San Vittore Milano; il 13 marzo passò amministrativamente nel braccio tedesco dello stesso carcere. Venne in seguito condotto a Bergamo e rinchiuso nella Caserma Umberto I.
Il 17 marzo 1944 fu caricato su vagoni piombati che partirono dalla stazione di Bergamo e giunsero a Mauthausen (Austria) il 20 marzo. Nel Lager gli venne assegnata la matricola 58709 e fu utilizzato come operaio specializzato nei diversi campi dove fu condotto. Essendo stato da giovane un bravo tenore (aveva cantato tra gli altri anche con Luciano Tajoli) e avendo fatto parte del coro del Teatro alla Scala di Milano con Aureliano Pertile, durante la prigionia veniva chiamato dai compagni il cantore triste. Il 24 marzo fu trasferito a Gusen, il 15/16 aprile a Wien Schwechat, l’11/15 luglio a Wien Floridsdorf (tutti sottocampi di Mauthausen). Infine venne deportato nuovamente, in data non nota, a Mauthausen, dove morì per stenti il 10 maggio 1945 nel Blocco 5, riuscendo però a vedere la liberazione del campo.
Fu sepolto nel cimitero dei soldati della cittadina di Mauthausen. I suoi resti furono identificati nel 1965 (numero di esumazione 1131) e ora una tomba non più anonima lo ricorda.

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