La riqualificazione del Trotter

La riqualificazione del Trotter
Oggi pomeriggio alle 18, alla ex chiesetta del Parco Trotter, ci sarà un incontro che il quartiere – e la città – attendeva da tempo: la presentazione della riqualificazione del convitto e il futuro del quartiere.
Un progetto che guarda indietro nel tempo, quando nel 2012 la giunta Pisapia scelse di destinare quel contributo che Fondazione Cariplo dona a ogni nuova amministrazione a un pezzo di periferia – l’ex convitto del parco trotter – con l’obiettivo di ampliare e migliorare gli spazi della scuola e mettere a disposizione del quartiere (e della città) uno spazio destinato a attività sociali.

Dal 2012 ne sono successe di cose, ma intanto la consegna dell’ex convitto recuperato è dietro l’angolo.

Il quartiere – via Padova – non ha cambiato faccia, è sempre a metà tra laboratorio dell’integrazione e della Milano che sarà e luogo della mancata integrazione e della paura.
Quello che è aumentato negli anni è sicuramente il disagio profondo di chi, colpito in modo più forte dalla crisi economica, si trova sempre più povero e con sempre meno opportunità, trasformandosi – involontariamente – in elemento di insicurezza crescente.
E’ aumentata però anche la vitalità del quartiere che, negli ultimi mesi, si è trovato a essere protagonista di momenti importanti: dalla svolta su via Cavezzali 11 al bilancio partecipativo, che ha premiato via Padova e la sua rete associativa con più di 2000 voti e il secondo posto nella classifica cittadina dei progetti; dalla grande catena umana che sabato scorso ha trasformato via Padova in una festa della Milano cosmopolita al bando UIE che vede il Comune di Milano partecipare con un progetto sperimentale che riguarda proprio la questione abitativa nella zona di via Padova.

La restituzione dell’ex Convitto può essere davvero un momento di svolta.

Restano però due ombre:
1. la chiusura, con cancellata, dei giardinetti di via Mosso che, pur integrando il piccolo spazio verde al grande parco scolastico, ha, da un lato, privato il quartiere di uno dei pochissimi spazi pubblici di aggregazione e, dall’altro, rimosso completamente il problema delle persone che di quei giardinetti erano i principali frequentatori e che, oggi, si vedono sul marciapiede, appoggiate al muretto, spostando la propria quotidianità di disagio profondo su pochi metri quadri di cemento.
2. E poi c’è quella che in quartiere chiamano “la casa con il buco”, un bene confiscato alla criminalità organizzata che, abbandonato e forse occupato, si staglia su via Mosso, proprio di fronte agli ex giardinetti. Uno spazio che, se l’agenzia per i beni confiscati assegnasse al comune, come dallo stesso già richiesto, potrebbe davvero diventare, magari in un percorso di progettazione partecipata con il quartiere, luogo di aggregazione e di risposta sociale ai bisogni dei più deboli e disagiati. Una svolta vera per una delle periferie simbolo di Milano.

La restituzione dell’ex convitto non può fare a meno del recupero della casa con il buco. E su questo torneremo presto.


Elena Comelli

 

Ti potrebbero interessare