Dopo la sentenza Englaro, serve approvare il testamento biologico

Dopo la sentenza Englaro, serve approvare il testamento biologico

Il 6 aprile, con pubblicazione della sentenza il 21 giugno, il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso di Regione Lombardia confermando il diritto al risarcimento a Beppino Englaro.

Sinistra X Milano si riconosce nella sentenza del Consiglio di Stato e ringrazia Beppino Englaro per la battaglia che ha sostenuto nella difesa del diritto all’autodeterminazione e per la sua battaglia per l’approvazione della legge sul “testamento biologico” tuttora ferma in parlamento.

La storia di Eluana è nota: a seguito di un incidente stradale ha trascorso 17 anni in stato vegetativo e quando, dopo un lunghissimo iter giuridico, nel 2007 la Cassazione autorizzò la sospensione della nutrizione forzata, Roberto Formigoni, allora presidente di Regione Lombardia, impedì che Eluana venisse ricoverata in un hospice lombardo, dichiarando che il personale sanitario che avesse proceduto, in una delle strutture del Servizio Sanitario, alla sospensione dell’idratazione e alimentazione artificiale sarebbe venuto meno ai propri obblighi professionali e di servizio.

Al pronunciamento della Corte di Cassazione fece seguito il decreto della Corte di Appello di Milano, ” indicando gli obblighi gravanti sul soggetto istituzionalmente competente ad assicurare lo svolgimento del servizio sanitario”, ribadendo quindi l’obbligo di Regione Lombardia

Eluana venne trasferita a “La quiete” di Udine dove morì il 9 febbraio 2009. Beppino Englaro, il padre, decise di proseguire l’azione giudiziaria per continuare la battaglia culturale che aveva intrapreso anni prima impegnandosi per una legge sul “testamento biologico” perché “solo nella legalità esiste la libertà”.

Il TAR diede ragione a papà Englaro definendo anche un risarcimento economico, sentenza a cui Regione Lombardia, questa volta su indicazione di Roberto Maroni, fece ricorso malgrado le iniziali dichiarazioni contrarie.

La sentenza del Consiglio di Stato sottolinea che “ l’Amministrazione ha colposamente rifiutato di prestare la propria collaborazione all’esecuzione del provvedimento della Corte di Appello, manifestando un ingiustificato atteggiamento oppositivo, idoneo ad ostacolare l’attuazione della statuizione coperta da giudicato, in quanto non solo e non tanto perché “eticamente” non condivisa,…” ed ancora “ha leso il suo (di Beppino Englaro) diritto ad affrontare il momento più doloroso del suo distacco da lei in modo intimo, riservato, in piena adesione con i principi da lei espressi e rivendicati in sede giurisdizionale per far rispettare la sua volontà, senza dover subire il giudizio negativo degli altri.”

Termina, con questa sentenza, un iter giuridico lungo e doloroso che ha risvegliato l’attenzione su una proposta di legge che aspetta da anni di essere approvata, che ha portato a discutere dell’ingerenza dello Stato nella vita privata del cittadino e della limitazione dell’autodeterminazione del singolo. I

Regione Lombardia, inoltre, continua a non calendarizzare la discussione per la proposta di legge ad iniziativa popolare sulle “dichiarazioni anticipate di fine vita”, iniziativa che ha raccolto 6.648 firme (ben di più di quelle necessarie) e che è stata depositata il 6 aprile del 2016.

Tale mancanza di Regione non si limita ad essere una nuova presa di posizione “morale” ( lungi da essere etica) da parte del Pirellone, ma è anche in aperta violazione dello stesso regolamento del Consiglio regionale che avrebbe dovuto discuterne entro tre mese dal deposito delle firme e questo malgrado i consiglieri di opposizione, ed in particolare Chiara Cremonesi, continuino a sottolineralo.

Come SinistraxMilano auspichiamo che la legge nazionale, benchè mediata da innumerevoli compromessi ed alcune preoccupanti distorsioni come il riferimento all’obbiezione di coscienza, venga approvata entro il termine della legislatura e ci impegneremo affinchè Regioni Lombardia porti in aula le disposizioni sulle DAT, tanto più che questo aspetto è stato stralciato dalla legge nazionale.

Riteniamo che il comportamento di Regione Lombardia sia mosso da interessi distinti e lontani da quelli dei cittadini, ma più orientati ad una difesa di principi morali inadeguati ed inaccettabili da parte di un’Amministrazione Pubblica di uno Stato laico qual è l’Italia, atteggiamento e pensiero che rifiutiamo e contrastiamo.

 

Simona Regondi

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