La prigionia di Del Grande nella Turchia liberticida

La prigionia di Del Grande nella Turchia liberticida

Gabriele del Grande è nato in Europa, luogo di riconoscimento dei diritti inviolabili; con il suo lavoro – dal blog Fortress Europe al film Io sto con la sposa, vincitore di un David – si dedica a raccontare le storie di chi, quei diritti, non se li è visti mai riconoscere o se li è visti togliere. Per questa sua attività, si trova spesso in situazioni pericolose, consapevolmente. Questa volta, Gabriele si è messo in pericolo per raccogliere materiale per un libro sulla Siria che uscirà a inizio 2018 e raccontare quanto sta accadendo oggi in Turchia, sotto il presidente Erdogan.

La situazione in cui versa la Turchia appare, ai nostri occhi, sempre più allarmante: dopo l’ultimo esito referendario e la nuova proposta di reintrodurre la pena di morte, nessuno può più ignorare il pericoloso regime che Erdogan sta instaurando, proprio nelle terre di raccordo tra l’Europa e il Medio Oriente.

Gabriele del Grande è un uomo e, come tale, ha dei diritti. Ma la Turchia in questo momento non li rispetta, nei confronti di nessuno che possa minimamente mettere in dubbio l’azione del governo. Per storia e cultura, di fronte a ogni deriva autoritaria e liberticida messa in atto da un tiranno, per smantellare giorno dopo giorno qualsiasi libera manifestazione del pensiero, sentiamo il bisogno e il dovere di levare la voce. Per questo, sosteniamo con forza e fiducia l’azione della Farnesina. Per questo, domani saremo in piazza Castello, per partecipare alla mobilitazione per la liberazione di Gabriele Del Grande.

Ma anche per continuare, da Milano, a difendere quegli stessi diritti fondamentali anche sul nostro territorio, nei confronti di tutte quelle donne e quegli uomini che sono costretti a fuggire per salvarsi.
Ogni piccola contrazione dei diritti fondamentali è un passo in più verso la perdita dello stato di diritto.
Il modo migliore per difendere i diritti umani è rispettarli, sempre.

Viola Nicodano

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