LA VITA A REGIME FORFETTARIO

LA VITA A REGIME FORFETTARIO

Si entra nel mondo del lavoro attraverso la costituzione di ditte individuali, rigorosamente in regime forfettario, con un tetto di reddito massimo pari a 30mila euro (sino all’anno 2017) 65 mila euro (dall’anno 2018). “A livello contributivo sembrerà anche un affare e i nuovi indici di redditività permetteranno uno sgravio fiscale non indifferente” tuonano le associazioni di imprenditori.
A parole sembrerebbe un affare, nella realtà invece ci si va a scontrare con dinamiche individuali che rappresentano appieno il contesto sociale che stiamo attraversando. I nuovi liberi professionisti non rappresentano appendici di famiglie benestanti, imprenditori dal sangue blu, professionisti con il colletto bianco; rappresentano quello strato della società che non trova più una specifica collocazione.
La maggior parte dei liberi professionisti sopracitati, percepisce tra gli 850 e i 1100 euro, spesso è stato licenziato per essere “riassunto” con partita IVA; non ha cambiato né ufficio né monte ore settimanali, non è riuscito a comprar casa né ad ottenere un prestito. Spesso vive a casa con i genitori, non riesce ad accantonare una quota di reddito, spende tutto in servizi quotidiani e si chiede se in ottica futura potrà mai percepire una pensione superiore ai 500 euro mensili.
Insomma, la vede nera nel presente e nel futuro, ma tutto sommato “è solamente un periodo buio”, “si sbloccherà la situazione”, “meglio così che inoccupati”.

Michele Bisaccia

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