L’autodeterminazione appartiene alla vita

L’autodeterminazione appartiene alla vita

Non sono bastati i diciassette anni di battaglia giudiziaria portati avanti con determinazione da Beppino Englaro per liberare la sua Eluana. Non è bastata nemmeno la recente condanna di Regione Lombardia per aver rifiutato, all’epoca, l’assistenza alla ragazza. Nonostante i pm avessero richiesto l’archiviazione, Marco Cappato è stato rinviato a giudizio per aver accompagnato Dj Fabo in una clinica svizzera per il suicidio assistito. L’esponente dei Radicali, che si era autodenunciato non appena rientrato dalla Svizzera, afferma in un tweet che insieme a lui “verrà processata una legge ingiusta”.

Siamo d’accordo con il tweet di Marco: questo processo altro non è che una nuova occasione per affrontare nei tribunali italiani quello che il parlamento non è ancora stato in grado di affrontare: la difficile conciliazione tra il diritto alla vita, il diritto ad una esistenza dignitosa ed il diritto all’autodeterminazione dell’individuo.
La richiesta di archiviazione sottolineava che, considerate le condizioni in cui versava il paziente e le prospettive di una esistenza dolorosa, per non violare “il principio del rispetto della dignità umana” si doveva riconoscere l’esistenza “di un vero e proprio diritto al suicidio” sia indiretto, tramite rinuncia alle cure, ma anche diretto. Il giudice non ha accolto questa tesi, e ritiene di voler verificare in un processo che non vi sia stata una partecipazione più incisiva da parte di Cappato nella scelta di Dj Fabo di procedere al suicidio. Ancora una volta, i nostri giudici tornano a interrogarsi sui confini di questo “rispetto della dignità umana” in merito alle scelte di fine vita.
Abbiamo fiducia nella magistratura e sosteniamo Marco Cappato in questa sfida.
Come SinistraXMilano, condividiamo la battaglia per dare concreta applicazione all’articolo 32 della Costituzione e riteniamo che l’autodeterminazione dell’individuo debba potersi spingere sino alla richiesta di porre fine ad una esistenza dolorosa, condividendo le motivazioni addotte dai pm nella richiesta di archiviazione.
L’auspicio, è che la discussione possa superare le aule giudiziarie e tornare seriamente in Parlamento, e che il dibattito possa svolgersi non in clima di tifoseria, come troppo spesso accade, bensì nel rispetto delle vicende umane, concentrandosi sull’importanza di una legge giusta, che regolamenti situazioni quali quella di Fabo, e troppe altre.  Perché come diceva Eluana “la morte appartiene alla vita”.
 Viola Nicodano

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