l’autonomia necessita di serietà

l’autonomia necessita di serietà

Non voterò al referendum di Maroni.

Non voterò perché penso che l’autonomia sia una cosa seria che, se ben utilizzata e ben gestita, può essere anche argine al populismo e alla distanza crescente tra politica e cittadini.

Ma non si affronta con due referendum (Maroni e Zaia) che chiedono maggiore autonomia per le due regioni più ricche, Lombardia e Veneto; chiedono, cioè, di aumentare la distanza tra nord e sud, di allargare ulteriormente quella forchetta di disuguaglianze che, già oggi, è uno dei principali freni alla crescita del paese (anche del nord). Se un’Italia a due velocità fa fatica a intercettare la ripresa, un’Italia in cui le velocità sono ancora più lontane non può che faticare ancora di più.

E poi c’è un tema valoriale, quello per cui maggiore autonomia per chi è più ricco significa pensare che le disuguaglianze non siano un problema ma uno strumento di tutela delle rendite acquisite e le differenze, viceversa, siano qualcosa da rifuggire, da tenere lontano. Chi è diverso, perché è povero,perché è gay, perché è musulmano o ateo o perché è meno brillante e va più piano, è un problema, un nemico a volte. E non è questo in fondo lo schema comune che racconta le politiche in materia di immigrazione e di lavoro? Non è questa l’origine del razzismo e della paura?

E allora un referendum (due in realtà) che solleticano la pancia del paese chiedendo di più per chi sta meglio non è altro che il sintomo di una politica che ha perso la capacità di indicare la direzione e si lascia invece trascinare dalle paure di un paese in sofferenza. Perdendo autorevolezza e credibilità.

Per questo, domenica non andrò a votare.

A proposito…
Maggiore autonomia non significa autonomia in materia di politiche di sicurezza, di immigrazione e di libertà di culto. Per cui, se vi hanno raccontato che è così e è per questo che pensate di andare votare, state pure a casa.

 

 Elena Comelli.

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