L’AUTUNNO FA PAURA

L’AUTUNNO FA PAURA

POCHE ASSUNZIONI, TANTI PRECARI, L’AUTUNNO FA PAURA: L’ALLARME DELLA CGIL
Dopo la pausa d’agosto, Milano si troverà di fronte il quadro economico e occupazionale più difficile degli ultimi anni. In calo il volume del lavoro e continua l’erosione dei contratti stabili. Intanto negozi, bar e ristoranti sono a caccia di lavoratori stagionali. Sono circa diecimila i contratti aperti in città durante i mesi estivi del 2019. IERI Il Corriere Milanodedicava ieri due pagine al tema, ecco l’articolo di Giampiero Rossi:
A Milano non accadeva dai tempi della grande gelata economica del 2008. E forse neanche allora gli indicatori del mercato del lavoro si erano allineati negativamente come pianeti che annunciano un autunno freddo. Quest’anno, tuttavia, dopo la pausa estiva la metropoli ripartirà da una riduzione del volume occupazionale, da un calo dei contratti stabili, da una frenata degli avviamenti al lavoro e, anche, da una congiuntura non rosea per le imprese. Chi deve sapere conosce già questa realtà. Non si tratta di nubi inattese. Ma la sequenza di dati, illustrati ed esaminati dal Dipartimento mercato del lavoro della Cgil milanese nei due mesi precedenti queste settimane di tregua vacanziera, diventa una realtà con la quale la città dovrà misurarsi non appena riprenderà a muoversi a pieni giri. Già da qualche mese i bollettini delle associazioni imprenditoriali e dei sindacati indicavano un restringimento lento ma costante del perimetro del lavoro. Per la prima volta, nel 2019, Milano vede l’occupazione declinare rispetto all’anno precedente. Sin dal primo trimestre di quest’anno il numero degli avviamenti è risultato di quasi ventimila unità più basso rispetto allo stesso periodo del 2018. Intendiamo ci, l’area metropolitana milanese resta uno dei territori più invidiabili dal punto di vista del dinamismo e delle opportunità, ma i dati raccontano anche una realtà che sta tornando a fare fatica. Innanzitutto sul fronte della qualità del lavoro. Per quanto rimanga al di sopra dell’8o per cento sul totale, infatti, continua a precipitare l’incidenza dei contratti a tempo indeterminato rispetto alle diverse formule «flessibili», cioè precarie. La riduzione è costante da almeno sei anni, ma negli ultimi tre ha assunto una velocità decisamente maggiore. E in questo complessivo abbassamento delle condizioni di lavoro il prezzo più alto lo pagano i più giovani, sottolinea il rapporto periodico della Camera del Lavoro di Milano, curato da Antonio Verona. Con l’aggiunta di una «sconsolante» risalita del tasso di disoccupazione giovanile milanese, per quanto sempre al di sotto della media nazionale. E poi c’è il versante imprenditoriale che presenta dati poco confortanti. Nel primo trimestre 2019 il bilancio negativo tra iscrizioni e cessazioni di attività è stato di meno 263, mentre nello stesso periodo del 2018 era stato di più go. «È soprattutto l’industria manifatturiera a segnare il declino sottolinea l’analisi della Cgil a conferma di una dinamica che prosegue ormai da anni». Ma è «in affanno anche il commercio che cala dello 0,5 per cento» e invece in lieve incremento sono «il comparto delle costruzioni, il terziario, con particolare riferimento alle attività professionali, tecniche e scientifiche, le agenzie viaggi, servizi alle imprese, i servizi di comunicazione e informazione». C’è da preoccuparsi? Il segretario della Camera del lavoro di Milano, Massimo Bonini, non usa mai frasi forti e anche in questo caso, come premessa, sottolinea che lo scenario ambrosiano resta «fortunatamente tutt’altra cosa rispetto a quello nazionale». Ma i motivi di allarme, secondo il leader della Cgil metropolitana, ci sono eccome: «Nell’ultimo trentennio l’incidenza dei contratti a tempo indeterminato è rimasto stabilmente al di sopra del go per cento spiega è un dato strutturale storico del lavoro milanese». L’erosione di questo valore, aggiunge Bonini, porta con sé molti problemi che a loro volta si riflettono sull’economia del territorio: «Si lavora per meno ore e si guadagna di meno. Vengono meno certezze e tutele, le persone non possono più spendere, investire, non trovano risposte dal mondo del credito. E questo fronte si allarga, se pensiamo che, per esempio, ci sono banche che dopo aver tagliato migliaia di dipendenti ora li utilizzano nuovamente come liberi professionisti e, addirittura, hanno istituito dei part time che prevedono che la stessa persona lavori l’altra mezza giornata come partita Iva». La soluzione? «Questi sono effetti dovuti anche all’assenza di politiche per il lavoro e per lo sviluppo osserva il segretario Cgil perché le incertezze sul futuro paralizzano e rallentano anche le aziende. Un imprenditore che non sa cosa succederà domani non assume o punta su contratti brevi».

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