LE SOCIAL STREET E IL RECIPROCO RICONOSCIMENTO

LE SOCIAL STREET E IL RECIPROCO RICONOSCIMENTO

Negli ultimi anni le cosiddette social street sono proliferate in molti quartieri di Milano creando aggregazione, proponendo soluzioni ai problemi della zona e aiutando anche in situazioni di emergenza.

Innegabile l’utilità di queste esperienze. Simili forme di socialità e di partecipazione attiva dei cittadini non possono che essere viste con favore.

Se da un lato molti di questi gruppi cercano un rapporto con le istituzioni, d’altra parte tutte hanno il desiderio di rimanere “libere”.

Da parte dell’amministrazione non c’è nessun interesse o desiderio di controllare questi gruppi, la sfida è quella di trovare una formula che permetta un reciproco riconoscimento, che può essere utile per approfondire forme di collaborazione.

La delibera e l’avviso pubblico rilasciati in questi giorni per la pubblicazione di un elenco di gruppi informali di cittadinanza attiva vanno in questo senso. Un primo passo in avanti che merita però un’ulteriore condivisione, che c’è già stata in precedenza a dire il vero, con gli interessati.

Il divieto di iscrizione per coloro che abbiano riportato condanne penali, per qualsiasi tipo di reato, senza che sia richiesto che la sentenza sia definitiva desta perplessità, soprattutto perché non si comprende come il referente dovrebbe e potrebbe farsi carico di questo controllo. Anche sul referente, soggetto evidentemente necessario perché l’amministrazione non può rapportarsi con soggetti anonimi, servono modalità che consentano la sua sostituzione senza burocrazia o limitandola al massimo. Ultronea anche l’indicazione dei soggetti comunitari e non comunitari che possono iscriversi.

È necessario un ulteriore momento di riflessione e condivisione, per non rischiare che sia la forma, seppur involontaria, ad allontanare questi gruppi dalla pubblica amministrazione.

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