L’edilizia resideziale pubblica a Milano e in Lombardia

L’edilizia resideziale pubblica a Milano e in Lombardia

Il tema Casa è sicuramente uno dei più sentiti tra gli strati popolari, anche in Lombardia, dove circa il 20% è ancora in affitto, mentre l’80% è proprietario di casa. E’ particolarmente sentito tra chi ha un reddito familiare basso o monoparentali o numerose. Soprattutto nelle aree urbane i livelli di affitto sono
significativamente elevati e portano via in media il 30% del reddito disponibile, soglia critica per molti nuclei. Se a questo si accoppiano gli esiti di una crisi economica lunga il cui superamento non si avverte nei portafogli di molte famiglie abbiamo un quadro di difficoltà diffuso. La stessa prolungata attesa a Milano di ben 24.000 nuclei familiari per l’ottenimento di una casa popolare la dice lunga sulle esigenze emergenti. In
Lombardia ci sono circa 150.000 alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica; ne occorrerebbero di più. Di questi 140.000 ben 110.000 sono fanno parte del patrimonio della Regione Lombardia, e sono gestiti dalle strutture di Aler, azienda sotto la guida della Regione. Di questi 110.000 oltre la metà sono curati, si fa per dire, da Aler Milano e Provincia, che risulta essere la seconda azienda di case popolari in Europa. Il Comune di Milano ha circa 30.000 alloggi ERP, gestiti da MM Casa, dopo i disastri perpetrati proprio da Aler. Il Comune di Bergamo, per fare una comparazione, ha 1.000 appartamenti ERP.

Si può capire da questi dati come la vivibilità dei quartieri periferici, nei grossi centri urbani, sia fortemente influenzato dalla qualità della vita negli edifici ERP, in particolare dell’Aler Milano per la consistenza del patrimonio e la sua diffusione. Ebbene non vi è stato disastro gestionale maggiore di quello operato da Aler Milano, che ha accumulato un buco di bilancio di svariate centinaia di milioni, dovuto ad insipienza manageriale, a operazioni immobiliari spericolate, a poca limpidezza nella conduzione degli appalti, finiti anche sotto l’occhio della magistratura. I risultati sono stati una assenza della manutenzione degli stabili con progressivo degrado, atteggiamento puramente burocratico nel rapporto con l’inquilinato, aumento delle occupazione abusive (rispetto alla diminuzione contemporanea nelle case comunali), con una penalizzazione accentuata dell’inquilinato. Da una indagine di MM Casa sul proprio inquilinato, ribaltabile anche su Aler, emerge che la popolazione delle case popolari è costituita dal 67,5 di over 65, a fronte della media milanese del 29%, con il 37,7% che vive da solo e con una anzianità media di 34 anni di presenza nelle case ERP. Ciò richiederebbe un’attenzione sociale e non una vocazione solo manageriale.

Ma la concezione del centro destra praticata è stata di non considerare la Casa come un pezzo del Welfare sociale. Valeva il principio dell’autosostenibilità finanziaria dell’ERP, che porta con sé una progressiva riduzione del ruolo dell’edilizia Pubblica. La commissione regionale d’inchiesta che ha acclarato il disastro diAler ha dichiarato che occorrerà un miliardo e 264 milioni d’investimento per risanare il patrimonio Aler; da qui la richiesta comune di tutti i sindacati Casa di prevedere, con risorse regionali e non come derivazione di fondi statali, almeno l’1% del bilancio regionale su capitolo dedicato al risanamento edilizio. Si tratta di una somma annua fissa equivalente a 250 milioni da mantenere per i 5 anni della legislatura regionale. Parimenti occorre far fronte al disagio sociale presente in molte famiglie potenziando il fondo regionale relativo ed anche quello per la morosità incolpevole. Viene stimata intorno al 35 % la quota di inquilini Aler Milano che non paga il canone; la caoticità gestionale di Aler rende complicatissimo distinguer i bisognosi dai furbetti.

Diversa la situazione al Comune di Milano dove, con MM Casa, è stata finalmente fatta una seria anagrafe dell’inquilinato, dopo aver spulciato i 180 faldoni di documenti ricevuti dal vecchio gestore Aler . La quota di inquilini che non paga mai è del 25%, mentre una parte paga ad intermittenza. Il debito accumulato nei 15 anni trascorsi, mai combattuto da Aler Milano quando aveva in gestione anche le case comunali, assomma a 350 milioni. Una prima misura per consentire di regolarizzare la posizione degli inquilini vogliosi di un rapporto corretto è stato il prolungamento dagli iniziali 24 mesi della rateizzazione della morosità ai 10 anni. Ora che anche la Magistratura contabile della Corte dei Conti si è aperta alla possibilità di fare transazioni per chi ha debiti con il Comune, sarà possibile, esaminando caso per caso, valutare se ammettere il debitore ad una riduzione ragionata del debito stesso, in relazione al suo grado di disagio maturata nel tempo.

L’atteggiamento della Corte dei Conti è il segno di una ottica meno burocraticadella gestione dei fenomeni sociali e, in quanto tale, va valutata positivamente.

Fabio Traù

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