L’erba del vicino è sempre più nera

L’erba del vicino è sempre più nera

Si dice che l’erba del vicino è sempre più verde ma in questi giorni stiamo assistendo a chi, ovviamente sui social, partecipa alla gara di analisi su motivi che hanno portato una nera e nazista gramigna all’interno del parlamento tedesco.  Lodare o criricare i “vicini” è sempre facile, ma chiarire come l’Italia stia alimentando la rinascita dei movimenti xenofobi, fascisti e nazionalisti è un dovere di tutti noi.

I segnali ci sono, stanno nelle ronde di Forza Nuova per rendere le strade sicure senza chiedere illuminazione e socialità ma proponendo manganelli e paura. Ci sono negli sfregi alla memoria, alla resistenza e alla libertà che sempre più emergono nei nostri territori. Per una scritta “DVX” che brucia, ci sono le lapidi alla memoria vandalizzate oggi a Niguarda.

Questi rigurgiti sono figli di uno sdoganamento degli ideali del fascismo chiaro e preciso che, ancor più negli ultimi anni, sta avvenendo nel nostro Paese. Perché di sdoganamento si tratta quando il Ministro dell’Interno Minniti parla di migranti all’interno di Atreyu, festa di estrema destra, raccontando giulivo di come un tempo sedeva alla scrivania di Mussolini e di come sia stato elogiato con un “quella scrivania è in buone mani”. L’accettazione del fascismo c’è quando a Roma sgomberano, legalità alla mano, palazzine che offrono rifugio a disperati e lasciano la sede di Casa Pound nella tranquillità di chi occupa senza pagare ma sa di essere protetto. Quando nella nostra Milano la vigilanza vien meno e si permette ad associazioni direttamente o indirettamente legate al 20ennio di vincere bandi per spazi pubblici e quando non emerge fortissimo il diniego alla candidatura a incarichi pubblici di chi, del novecento, rimpiange le dittature liberticide. Avviene quando si cerca di equiparare il ricordo di chi è stato ucciso per la nostra libertà con quello di chi, fino all’ultimo istante, ha combattuto per protrarre oppressione e sfruttamento. Avviene quando si fa di tutto per far credere a chi ha meno che la colpa è di chi viene da lontano e non dell’aumento esponenziale della distanza tra i molto ricchi e tutti gli altri.

Se questa è la situazione, analizzare il voto tedesco e inorridire per ciò che succede nell’est europa può essere pratica sensata solo se accompagnata da una chiara consapevolezza: le azioni per non arretrare sul fronte delle libertà, dei diritti, dell’uguaglianza e della democrazia devono partire dal nostro agire quotidiano e dal nostro impegno nell’attuare quello che la memoria ci insegna ogni giorno.

E per cortesia, non bolliamo questi rigurgiti come mero razzismo. L’odio che stanno insinuando è quello verso la povertà, verso le situazioni di marginalità, verso il disagio. Stanno portando il penultimo a combattere l’ultimo. A tutti noi, il dovere di ribaltare questo paradigma.

 

Luca Gariboldi

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