LETTERA APERTA A GIUSEPPE SALA, SINDACO DI MILANO UN’IDEA DI CITTA’

LETTERA APERTA A GIUSEPPE SALA, SINDACO DI MILANO UN’IDEA DI CITTA’

del GRUPPO DI LAVORO PER LE PERIFERIE – MILANO

Il nostro pensiero e il nostro augurio per la buona salute sua e dei suoi cari, nella condizione così difficile segnata dal virus della pandemia e dalle misure necessarie per contrastarlo.

Confidiamo che molti lettori facciano onore alla Lettera Aperta che le indirizziamo. Una lettera più breve sarebbe preferibile, di questi tempi? L’importanza e la complessità delle questioni che trattiamo possono nondimeno suscitare interesse, dedizione di tempo per un’attenta lettura?

Sindaco, le chiediamo di prendere in esame il nostro lavoro, esposto nel documento che le abbiamo inviato in data 5 novembre 2019 – “NOTE SULL’ATTIVITA’ DEL GRUPPO DI LAVORO: LE PERIFERIE, I QUARTIERI DI CASE POPOLARI, LE NOSTRE RICHIESTE”, con la richiesta di un incontro. Ora vorrà risponderci? Le chiediamo di dare attenzione alla sua relazione con noi. Siamo cittadini impegnati in basso per la Città, nella continuità di un impegno che si è svolto a Milano nel passare dei decenni. Dal tempo dell’Amministrazione Formentini ad oggi abbiamo fatto esperienza di politiche chiuse all’ascolto, che dall’alto hanno svuotato del suo senso la parola “partecipazione”. Dal basso, ci ostiniamo in un’Idea di Città ricca di cittadini, di abitanti che assumono responsabilità per concorrere alla costruzione di politiche volte al bene pubblico, nella complessità delle questioni da conoscere, a cui far fronte.

Facciamo parte dei Movimenti Popolari che difendono le tre T nel mondo – tierra, techo y trabajo, terra, tetto e lavoro – con la coscienza del valore del nostro impegno, nonostante i nostri limiti, i nostri errori, le nostre miserie. Sappiamo di dover cambiare noi stessi se vogliamo cambiarequalcosa attorno a noi. Chiediamo verità nelle relazioni. Siamo solidali con i Movimenti Popolari che in Italia sono impegnati per il cambiamento.

Le chiediamo di rispondere alle richieste, alle proposte per la Città, ignorate per oltre trent’anni, che ripetiamo in questa Lettera Aperta, alle richieste e alle proposte che oggi esponiamo.

Sulle politiche per le periferie chiediamo un cambiamento che ne modifichi anche il nome: chiediamo di cambiare le politiche della Città.

La competenza – Le presentiamo le nostre richieste nel tempo dell’instaurazione del Governo Draghi, dell’insistente richiamo all’irrinunciabile valore della competenza.
Proviamo a dirle il nostro pensiero sulla competenza quale la conosciamo in basso. Pensiamo a persone e famiglie competenti in frigoriferi vuoti, in condizioni che sono proprie dei senza casa, dei senza lavoro, di chi svolge un lavoro precario retribuito a 4 euro l’ora, di chi abita nelle cosiddette periferie, intese come case popolari, in condizioni di degrado e di abbandono nel passare dei decenni. Pensiamo a persone e famiglie competenti nella cura dei figli e dei vecchi in queste condizioni, di giorno e di notte, quale salute, quale scuola, quale cultura, competenti in generosità e in amore. Il cardinale Martini ha detto che il problema più grave della società è l’ingiustizia. Pensiamo alle persone e alle famiglie competenti in ingiustizia. Pensiamo anche alla competenza di chi ha resistito e resiste per sé e per la Città, chiede rispetto della propria dignità, di diritti essenziali, chiede bellezza.E’ tempo che sul piatto della bilancia comincino a pesare queste competenze?

QUESTIONI ESPOSTE NEL NOSTRO DOCUMENTO DEL NOVEMBRE 2019: A QUALI SVILUPPI SIGNIFICATIVI SIAMO ANDATI INCONTRO

1) Il Tavolo di Coordinamento Interistituzionale Partecipato per le Periferie – L’incontro con Gabriele Rabaiotti, assessore alla Casa e alle Politiche Sociali, 20 dicembre 2019. Per molti anni, prima di essere nominato assessore, nel vuoto generale di competenza e di attenzione istituzionali, Gabriele Rabaiotti si è distinto a Milano in quanto sostenitore della necessità di aprire il Tavolo di Coordinamento Interistituzionale Partecipato per le Periferie, richiesto dal basso. Ha considerato questa richiesta molto concreta: il Tavolo, strumento necessario di cambiamento delle politiche della Città, i Tavoli Tematici.

D’intesa con l’assessore Rabaiotti, in data 2 febbraio 2019 all’VIII Forum delle Politiche Sociali, Pierfrancesco Majorino ha dato questo annuncio: “Apriamo il Tavolo di Coordinamento Interistituzionale Partecipato per le Periferie, una richiesta avanzata nella Città da trent’anni, a cui colpevolmente non abbiamo dato risposta”.

Il 20 dicembre 2019 l’assessore Rabaiotti, con nostra grande sorpresa, ci ha detto:1) che non gli era possibile aprire questo Tavolo cittadino; 2) che doveva ripiegare sull’apertura di Tavoli locali; 3) che avrebbe aperto il Tavolo cittadino soltanto quando gli sarebbe stato possibile.

Sindaco, abbiamo già fatto e ripetuto nel corso degli anni l’esperienza dei Tavoli locali, con esito fallimentare. Non sono lo strumento necessario per il cambiamento delle politiche che chiediamo. Confidiamo che lei consideri utile ascoltarci, dato che da anni rientra nei compiti dell’assessore alla Casa e alle Politiche Sociali l’apertura del Tavolo di Coordinamento Interistituzionale Partecipato per le Periferie e di Tavoli Tematici.

Chiediamo strumenti per la costruzione di politiche nuove per la Città, come Tavoli partecipati di lavoro, Tavoli di coordinamento, Tavoli tematici, Osservatori, l’Osservatorio della Città, della Casa, della Salute, del Lavoro, della Scuola, della Cultura, del Vivere bene.

2) La richiesta dell’Anno Europeo delle Periferie – In data 21 luglio 2019 abbiamo inviato una lettera aperta a David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo con la richiesta di indire l’Anno Europeo delle Periferie. In data 2 agosto 2019 il Presidente ci ha inviato la sua risposta.

3) La richiesta di aprire una Stanza del Silenzio nella sede del Parlamento Europeo – 26 ottobre 2020, l’abbiamo inviata al Presidente del Parlamento Europeo. La trovate qui.
Forse anche a Milano potrebbe essere ripresa in esame la richiesta di aprire una stanza del Silenzio a Palazzo Marino, o in altra sede opportuna, avanzata dal basso nel tempo della preparazione dell’EXPO e rimasta senza risposta? Forse anche in altre sedi istituzionali… forse anche in basso? in luoghi della Città segnati da ingiustizia, da povertà?

4) Lapandemia dà evidenza alla verità della Città -Marzo 2020, anche Milano è costretta a fermarsi. Si fermano i luoghi di lavoro, il turismo, si spegne lo scintillio della Milano della movida, dello shopping, del lusso, degli eventi, del divertimento. Nel silenzio che pervade il Centro si sente il dramma che è in corso nei Quartieri di Case Popolari?

5) Rimanete a casa, rimanete a casa, rimanete a casa – Facciamo l’esperienza delle misure di difesa dal corona virus. Dall’alto calano indicazioni, raccomandazioni, appelli rivolti a tutti. Via via, anche riconoscimenti del senso di responsabilità degli italiani: sanno rispettare le regole, rimangono a casa! Si delinea un nostro primato nel mondo. Uniti per vincere il virus, siamo tutti sulla stessa barca. Appelli e riconoscimenti sono incessantemente diffusi da carta stampata, radio-TV, social.

Talk shows di tutte le risme ci informano sulle nuove esperienze di vita casalinga degli eletti a comparire, a parlare. Ci raccontano come è cambiata la loro vita, ora che rimangono a casa, le nuove sensazioni che assaporano. Racconti di estetica. Ignorano i residenti senza casa, gli abitanti nelle case popolari del degrado e dell’esclusione. Ignorano che cosa siano casa, salute, lavoro, scuola, cultura nell’Altra Città. Ignorano la verità della Città. Quale voce si leva a distinguere?
Dal basso prendiamo la parola e facciamo questa esperienza: nel luogo della parola noi nonpossiamo entrare, dobbiamo stare fuori dalla porta.

Abbiamo dunque il compito di resistere contro la Città dell’abuso, dell’ignoranza e dell’arroganza, per la Città più giusta che vogliamo.

6) I quartieri popolari Giambellino e Baggio, prendono la parola i giovani – Marzo 2020 – Autoinchiesta di giovani ed educatori del CDE Creta, centro di aggregazione giovanile di Azione Solidale, Milano – Giovani, quartieri popolari, covid e scuola. Ragazze ragazzi dai 15 ai 25 anni.

Leggiamo: “Un mese chiusi in casa, ognuno nella sua, con le ragazze e i ragazzi del Gruppo Giovani del CDE Creta. Gli strumenti del mestiere diventano whatsapp, zoom, skype, facebook, instagram e telefonate.

Sindaco, che voce hanno i giovani che ci parlano dal Giambellino e da Baggio? AUTOINCHIESTA DI GIOVANI ED EDUCATORI DEL CDE CRETA

7) La scoperta della povertà diffusa nella città –Quindicimilapacchialimentaridistribuiti dal Comune, in larga misura tra gli abitanti delle case popolari, migliaia di buoni spesa assegnati alle famiglie che non possono contare su una retribuzione, su un reddito, migliaia di contributi per l’affitto. Insufficienti rispetto alle richieste. Fame, povertà nella città più ricca d’Italia?

Milano, sabato 12 dicembre 2020, una lunga coda di persone in attesa di poter ritirare un pacco alimentare. Distribuzione gratuita. Questi abitanti dell’Altra Milano compaiono in un video. Nella realtà, attendono il proprio turno vicino alla sede di Pane Quotidiano, viale Toscana n. 38, che ogni giorno distribuisce circa 3.500 razioni alimentari. Sono aumentate le persone di una fascia d’età media, dai 28-30 anni ai 50 anni, e sono aumentati gli italiani in coda, che ora raggiungono il 38-40 % di chi chiede aiuto, informa il vice presidente Luigi Rossi. Aumentano i giovani, persone in cassa integrazione, persone che lavoravano in nero, che hanno perso il lavoro nelle nuove condizioni di crisi connesse con la pandemia. Le parole in uso per dire la loro condizione: “sono fuori del sistema di welfare istituzionale, non sono in regola, sono ai margini della società.” Il timore più grande di Luigi Rossi: ciò che potrà succedere quando finiranno gli ammortizzatori sociali.

Nelle case popolari si concentra questa condizione di maggiore difficoltà e si dispiega l’impegno dal basso per dare una mano: raccolta di fondi, distribuzione di pacchi viveri.

Sindaco, la pandemia rivela la verità del Modello Milano: le politiche che da una parte arricchiscono i ricchi, dall’altra lasciano vuoto il frigorifero di un numero sempre maggiore di poveri, privi di risorse.
Gennaio 2021, che cosa ci dicono i numeri della ricchezza e della povertà di Milano? Quale Idea di Città realizzano le istituzioni che fanno appello alla solidarietà mentre decidono di non attivare nuove politiche redistributive e di giustizia sociale?

8) Guardiamo la città insieme con gli abitanti delle periferie – Da questa parte della Città, per strada, nello scambio di un saluto, per telefono, è possibile cogliere parole che dicono la situazione come la vive chi c’è dentro. Ecco alcuni esempi:

a. Case gestione ALER: è un disastro. Siamo in stato di abbandono. Non sappiamo a chi rivolgerci per qualsiasi condizione di difficoltà, di emergenza. Facciamo il numero dell’emergenza e nessuno risponde. Quando è nevicato è caduto un grosso ramo di un nespolo nel giardinetto dell’alloggio vicino, vuoto. Ho chiamato e chiamato, il ramo è sempre lì. Dovrebbero controllare il nespolo?
Nella scala vicina non c’è custode. Sai che cosa vuol dire quando la portineria è chiusa? Da noi non si contano gli anni da quando nelle case popolari di tante portinerie vedi solo la saracinesca sempre tirata giù. Per non parlare di come sono poche le portinerie che funzionano bene quando il servizio c’è.

Sono finiti i lavori del Contratto di Quartiere, ma le case ristrutturate sono vuote, non le assegnano. Noi del Contratto di Quartiere non riceviamo informazioni da non so quanti anni. E’ cominciato quasi vent’anni fa, ci dicevano che noi inquilini dovevamo partecipare.

2. Case gestione MM: è un disastro. I citofoni esterni non funzionano da 3 anni. I citofoni interni, si guastano, un inquilino li mette a posto ma non funzionano bene. Ho dovuto rinunciare a farmi portare la spesa, perché devo scendere ad aprire e poi faccio troppa fatica su per le scale con i sacchetti. A settembre, il custode solo per 3 ore al giorno. A ottobre 2020, nuovo custode. Per la riduzione del servizio ridurranno le spese? Le hanno aumentate di 500 euro l’anno. Il riscaldamento non va assolutamente. Ti avvicini al calorifero e lo senti tiepido, non è mai caldo.

Iniziano un lavoro e non lo finiscono. Non ci sono regole, non sappiamo che cosa decidono, come lavorano, se c’è un controllo. Siamo sempre in sospeso.

9) La pandemia ha messo in evidenza la fragilità dell’intero sistema dei servizi sanitari, socio/sanitari e sociali della città e della Regione Lombardia – Dalla legge 833/78 ad oggi sono cambiate molte cose. Tutto ruota attorno agli ospedali, le ATS, Agenzie di Tutela della Salute, (in precedenza USL) sono diventate organismi di regolazione amministrativa eil ruolo dei privati è cresciuto a dismisura. E’ necessaria una rivisitazione di tutto il sistema per ridare equilibrio alla relazione tra offerta ospedaliera e servizi sul territorio. Richiede una forte considerazione la questione dei servizi a valenza socio/sanitaria, che interessano una fascia di bisogno sempre più imponente, in particolare a Milano, nelle grandi città.

E’ notevolmente precaria la condizione della nostra psichiatria di territorio:
– CPS, Centri di Psichiatria Sociale, istituiti in applicazione della legge Basaglia: sempre meno specialisti e operatori, e ciò significa che in ambiti come quelli dei quartieri di case popolari si fatica a seguire le situazioni più delicate e complesse, che possono aggravarsi fino a condizioni di rischio per la persona sofferente psichica, per la sua famiglia.
– UONPIA, Unità Operativa Neuropsichiatria Infantile, (in precedenza, SIMEE, Servizio Igiene Mentale in Età Evolutiva), una sofferenza insostenibile per le famiglie con bambini disabili che riescono a vedere il loro neuropsichiatra una volta all’anno, quando va bene. Le famiglie e i diversi soggetti pubblici e privati impegnati sul campo faticano a costruire una reale presa in carico delle persone: si vanifica così la possibilità di costruire un vero progetto di vita individuale, come previsto dal nostro sistema legislativo.
– SER.D, Servizi per le Dipendenze, (in precedenza, NOT, Nuclei Operativi Tossicodipendenze): in un contesto segnato negli ultimi anni dalla forte recrudescenza di fenomeni che sembravano sopiti, come il ritorno dell’eroina, devono saper gestire i vecchi e i nuovi tossicodipendenti, mettere a sistema la cura per la riduzione del danno, con la possibilità di recuperare e reinserire gli assistiti nella comunità.
Tanta sofferenza nei quartieri di edilizia popolare.
Forse è giunto il momento di trasformare questi servizi in strutture in grado di intercettare il bisogno, senza aspettare che le persone si presentino spontaneamente: servizi in grado non solo di gestire l’aspetto terapeutico, ma anche quello di accompagnamento e recupero sociale.
Nelle proposte di riordino dei servizi sanitari lombardi che spazio hanno questi servizi e queste situazioni? Come si pensa di impiegare i fondi europei in questi ambiti di intervento? Il Comune di Milano come fa fronte a questa condizione?

2020, la pandemia ha evidenziato forti criticità anche nel sistema dei servizi sociali, peraltro riformatodall’assessore Majorino nella scorsa consigliatura.
Siamo passati da un sistema di interventi specifico per ambiti tematici, Anziani, Disabili, Minori e Famiglia, Adulti in Difficoltà (tra cui indigenti, migranti e rom), ad un sistema basato sulla territorialità e la trasversalità. Significa che il servizio presente nel quartiere dovrebbe essere in grado di gestire e prendere in carico le situazioni di disagio nella loro complessità. Soprattutto nelle aree della periferia popolare il carico dei casi rende inefficace l’azione dei servizi, e molto spesso è il volontariato locale a impegnarsi per dare risposte ai bisogni primari, nella misura delle sue possibilità. Questa generale condizione di sofferenza sia del livello socio/sanitario e sia del livello sociale rende disorganica l’azione dei servizi, specialmente se dipendenti da enti differenti che faticano a coordinarsi, lasciando così che le diverse situazioni degenerino e diventino irreversibili.

Nuove indicazioni e nuovi protocolli dovrebbero regolare la gestione dei casi, affidandoli a équipes coordinate di operatori.
E’ necessaria una seria riflessione per un quadro di azioni che rilancino il sistema per la capacità della presa in carico, per un organico adeguato, per la qualità della formazione degli operatori, per la possibilità di valorizzare la relazione tra i servizi, e con chi sta sul territorio, ne vive e ne conosce le condizioni di povertà e di esclusione: una relazione che generi integrazione di interventi nel pieno rispetto dei ruoli e delle funzioni.

Come lavorare su questi fronti? Come ascoltare davvero chi vive la realtà dei territori e può dare contributi preziosi di conoscenza e di impegno? Perché non rilanciare anche nei confronti dei servizi gestiti dalle ASST, (Aziende Socio Sanitarie Territoriali, che sono subentrate alle aziende ospedaliere nella gestione), una grande Conferenza dei Servizi degli operatori, aperta alla partecipazione di chi vive e opera sul territorio?

Un’ultima riflessione.
Il sistema attuale si basa spesso anche su azioni legate a progetti finanziati o con leggi di settore, o dalle Fondazione Bancarie. L’esperienza fatta nel corso di questi anni dimostra che molto spesso gli interventi imperniati su questi progetti non generano i risultati sperati, in primo luogo perché legati all’arco temporale del finanziamento e poi perché le strutture non sono in grado di compiere una valutazione rigorosa dei risultati reali. Sarebbe necessaria una più determinata regia istituzionale sull’utilizzazione di questi flussi finanziari, che, usandoli per alimentare il sistema dei servizi, ne dovrebbe individuare i punti deboli su cui intervenire per migliorarne le azioni e l’efficacia.

10) Guardiamo la Città che progetta il nuovo con abusi vecchi – Proviamo a fare un elenco.
Nominiamo i Piani di riqualificazione che prevedono per legge la partecipazione degli abitanti, ma li escludono nella continuità dell’abuso, sempre più grave nel passare degli anni.

Nominiamo il Progetto di riqualificazione del Giambellino – Lorenteggio, coordinato da Regione Lombardia e Comune di Milano, 100 milioni di euro, di cui una gran parte proviene da fondi europei. E’ il più importante piano di riqualificazione di un quartiere di Edilizia Residenziale Pubblica avviato in Italia, un modello di intervento che esclude gli abitanti e che finora ha disatteso tutte le richieste e le aspettative degli abitanti e della rete delle associazioni locali.

Nominiamo i cinque Contratti di Quartiere avviati a Milano nel 2003 con il Programma Nazionale Contratti di Quartiere II. Modelli di intervento che escludono gli abitanti con rigore sistematico, come se la legge prescrivesse di impedirne la partecipazione, mentre invece la prescrive: dall’Amministrazione Albertini all’Amministrazione Moratti, all’Amministrazione Pisapia, fino ad oggi.

Il Contratto di quartiere Calvairate-Molise, solo per citarne uno, ancora aperto a diciassette anni dall’inizio. Il progetto di riqualificazione della Biblioteca Calvairate, notoriamente inadeguato, imposto. Nessuna risposta dal Comune e da altre Istituzioni alle denunce esposte dai soggetti contraenti dal basso, ignorati. Quale verifica dei risultati dei Contratti di Quartiere conclusi?

Nominiamo i PRU, i PRUST, strumenti di riqualificazione edilizia e urbanistica, realizzati negli anni a Milano. Quale partecipazione degli abitanti, quale verifica dei risultati?
Nominiamo gli A.d.P. sugli Scali Ferroviari dismessi, le decisioni assunte, per quali nuove funzioni urbane e metropolitane, con quali finalità e obiettivi di carattere pubblico, con quale partecipazione degli abitanti.

Nominiamo il Piano di Governo del Territorio, imposto, con quale Idea di Città, le critiche di cui è oggetto, le richieste di cambiamento, su quale diversa Idea di Città fondate. Inascoltate. Nominiamo l’Housing Sociale, quali interessi, quali risultati per la risposta sociale al diritto alla casa.

Nominiamo con ironia negativa queste politiche della Città, fra le tante? nelle loro conseguenze? No. Le nominiamo con la serietà del nostro impegno per contribuire a cambiarle.

BISOGNA PRENDERE COSCIENZA DELLA NECESSITÀ DEL CAMBIAMENTO

Sono parole di papa Francesco. Le pensiamo coerenti con l’Idea di Città che ci propone, con il suo sguardo sulle condizioni della nostra umanità, divisa fra dominanti e dominati, con la sua lezione, che dà sostegno all’impegno per la pace con giustizia e raggiunge fratelli e sorelle della sua fede religiosa, di altre fedi religiose e di pensiero laico. Ne abbiamo tratto ispirazione e incoraggiamento.Nel nostro Gruppo di lavoro ci siamo domandati: quale coscienza abbiamo noi della necessità del cambiamento? per quale cambiamento dobbiamo operare, quale cambiamento dobbiamo chiedere? nella Città, quale coscienza della necessità del cambiamento? quale coscienza, fra i credenti nel Credo di papa Francesco? fra i credenti in altri Credo? fra i laici credenti nell’uomo?

Sindaco, le chiediamo di prendere in esame le risposte che cominciamo a dare a queste domande. Prima risposta: ci mettiamo al lavoro perché le parole di papa Francesco siano ascoltate, perché diventino coscienza.

SETTEMBRE 2020, “PROGRAMMA INNOVATIVO NAZIONALE PER LA QUALITÀ DELL’ABITARE”, – IL GOVERNO CONTE II HA STANZIATO 853,81 MILIONI DI EURO FINO AL 2033 – Abbiamo appreso che lo stanziamento di 853,81 milioni di euro fino al 2033 è stato deciso per la riqualificazione urbana a partire dalle periferie più degradate, con l’obiettivo di ridurre il disagio abitativo, migliorare la qualità dell’abitare e promuovere interventi nell’Edilizia Residenziale Pubblica.

Quale Idea di Città è stata posta a fondamento di questo Programma, nel deserto di politiche per la casa e per le periferie che data dagli anni Settanta?
In particolare, i giovani poveri in questo Paese di vecchi continueranno a invecchiare nella casa dei genitori, senza la possibilità di mettere su la propria casa, di formare la propria famiglia, di avere figli?

Accoglienza e integrazione continueranno ad essere parole astratte, e gli immigrati continueranno ad abitare in larga misura in condizioni variamente precarie, variamente difficili, fino alla barbarie delle baracche in cui abitano da decenni i raccoglitori di frutta e verdura? Abitano? Le difficoltà degli italiani poveri e degli immigrati poveri continueranno a causare episodi di insofferenza, i razzisti continueranno a farne strumento di propaganda e di azioni razziste, si continuerà a parlare diguerra fra poveri, invece di parlare di guerra contro i poveri, italiani e immigrati?

FEBBRAIO 2021, AL GOVERNO DRAGHI CHIEDIAMO UN PROGRAMMA SERIO, ADEGUATO ALLA GRAVITA’ DELLA SITUAZIONE – Nel nostro Paese la risposta sociale al bisogno della casa non raggiunge il 4% dell’edilizia residenziale. Quante centinaia di migliaia di residenti hanno bisogno di una casa popolare? Ci inoltriamo verso i due milioni?

Per la qualità dell’abitare, chiediamo che sia cancellata la beffa del Programma deciso nel settembre 2020, che sia costruito un Programma adeguato, rispondente al bisogno e al diritto.

IL PROGETTIFICIO E L’ASSISTENZA NON DEVONO SOSTITUIRE LA POLITICA CHE MANCA. DARE UNA MANO AL DI LÀ DELLA LATITANZA DEI PROGETTI POLITICI E DELLE ISTITUZIONI: UN’ESPERIENZA DA CHIUDERE, NELLA CONCEZIONE E NELLA PRATICA

QUALE CAMBIAMENTO CHIEDIAMO

  • –  Per il Fondo per la Ripresa chiediamo politiche istituzionali nazionali, politiche istituzionali locali programmate, finanziate e realizzate con la nuova coscienza che nella Città divisa in Centro e in Periferie, il problema delle Periferie è costituito dal Centro, il problema del Centroè costituito dalle Periferie. Risolviamo entrambi i problemi. Che il Centro cessi di produrre Periferie, che le Periferie cessino di produrre Centro. La Città si costruisca una, meravigliosa di bellezza, di saperi, di lavoro, di relazioni sincere, di vita buona, prenda il posto della Città divisa in due, di ricchi che si arricchiscono, di poveri che si impoveriscono perché i ricchi si arricchiscono.
  • –  Chiediamo che la politica riconosca il suo ruolo, lo assuma: chi ha interesse al permanere di un Centro causa di degrado, di Periferie degradate, di Senza Casa, chi sta dall’altra, perché la Città sia una. Muoviamo i primi passi in questa direzione, con un Piano Casa, con i Piani specifici necessari. Con la coscienza nuova di dover andare fino in fondo.
  • –  Quando abbiamo sollevato questioni di degrado, di miseria, di ingiustizia, risultato di politiche che hanno raggiunto modi di ferocia, quando abbiamo avanzato richieste, e per decenni non abbiamo avuto risposta dai responsabili istituzionali, ora ci domandiamo: è stata pazienza, la nostra? Dobbiamo distinguere: che cosa è pazienza, che cosa non è pazienza. Che cosa è la Città dominata dalla hubrys che cosa è la Città liberata dalla hubrys. Che cosa sono gli spot sulla coesione sociale, che cosa è la relazione di verità nella Città dei Cittadini, degli Abitanti. Che cosa è subire la hubrys, che cosa è non tollerarla.
  • –  Chiediamo politiche istituzionali di rappresentanza che affianchino e sostengano le esperienze di rappresentanza diretta espresse sul territorio, per scopi comuni di cambiamento.
  • –  Chiediamo politiche programmate, finanziate e realizzate per costruire la Città in una sua nuova coscienza: la responsabilità della Città, Centro e Periferie, è di tutti i cittadini, non appartiene soltanto agli abitanti delle Periferie. Il diritto alla Città, il diritto all’abitare, alla dignità e alla bellezza dell’abitare, i Doveri per la Città: la coscienza di questi diritti e di questi doveri non sia soltanto dei senza casa, degli abitanti di case popolari di degrado e di esclusione, sia di tutti i cittadini, di tutti i residenti. Che i cittadini assumano il loro compito, che si facciano carico della Città, con la coscienza di ciò che è costato conquistare la libertà di farlo.
  • –  Chiediamo che la realtà sia nominata pubblicamente. I responsabili istituzionali hanno il dovere di dire la verità ai cittadini. La verità ci farà liberi. Possiamo ispirarci a queste parole, con l’interpretazione del pensiero laico, della fede religiosa.
  • –  Chiediamo che cessino le politiche delle spese per le armi, che le risorse economiche siano usate per opere di pace e di giustizia. Chiediamo politiche di messa al bando dell’armamento nucleare.

SONO PROSSIME LE ELEZIONI – Chiediamo un programma che sostituisca alla propaganda attuale del Modello Milano un Modello Milano autentico, fondato su relazioni di verità fra amministratori e amministrati, aperto all’immenso potenziale di intelligenza critica dei cittadini e dei residenti, ora generalmente soffocato e respinto. Un Modello Milano aperto a orizzonti di respiro nazionale, europeo, mondiale.

Milano può indire l’Anno della Città. Non più l’Anno delle Periferie. Finalmente, l’Anno della Città.

Sindaco, le chiediamo un incontro, nelle condizioni possibili in questo tempo di pandemia. Le inviamo il nostro rispettoso saluto.

Amina Natascia Al Zeer. Alfredo Alietti. Yessica Avelar. Sara Brusa. Giuseppe Luigi Bruzzone. Franca Caffa. Giovanna Casiraghi. Roberto Cetara. Rosario De Iulio. Maria Finzi. Mattia Gatti. Jacopo Lareno Faccini. Serenella Liguori. Giacomo Manfredi. Elvira Onofrio. Mustapha Ouelli. Loris Panzeri. Marco Pitzen. Veronica Pujia. Andrea Rastelli. Ermanno Ronda. Luciana Salimbeni. Luca Sansone. Luciano Vincenzo Tamborini. Antonio Tosi.

Svolgiamo il nostro lavoro presso sedi diverse, anche presso l’abitazione di singole/i componenti del Gruppo. Indichiamo alcuni contatti:

  • –  Sara Brusa – Luca Sansone, Laboratorio di Quartiere Giambellino – Milano Sara.brusa@libero.it – luxsun@libero.it
  • –  Franca Caffa – Milano – franca.caffa@libero.it
  • –  Ermanno Ronda – SICET – Sindacato Inquilini Casa e Territorio – Milano

    milano.ronda@sicet.it

  • –  Antonio Tosi – antonio.tosi@polimi.it

Ti potrebbero interessare