L’IMPORTANTE è VINCERE

L’IMPORTANTE è VINCERE
Che le ultime Olimpiadi non siano state un affare per le città ospitanti, è un dato di fatto.
A parte poche eccezioni (sicuramente Barcellona e io ci metto anche Torino, visto che, anche se l’eredità olimpica non è stata di conti in attivo, i giochi del 2006 hanno cambiato la faccia della città e mitigato la china verso il declino postindustriale a cui sembrava destinata), le Olimpiadi hanno lasciato conti in rosso e poche eredità positive.
E allora però, la risposta non può essere, speriamo che le faccia qualcun altro, così i danni sI fanno altrove e a essere sempre più poveri saranno i poveri di un altro paese.
E non può essere neanche non facciamo più le olimpiadi!
La risposta deve essere facciamo le Olimpiadi in modo diverso, e se i giochi fatti solo di sport, di fatica e senza sponsor sono un’utopia, la sfida è fare in modo che i giochi diventino davvero un’occasione di sviluppo per tutti: per la città che li ospita, per il paese, per tutti i suoi cittadini e per il pianeta – sì, per il pianeta, quello che a causa di uno sviluppo sbagliato soffre ogni giorno di più diventando per noi una casa sempre più inospitale.
La sfida di Milano (e Cortina e quel che ci sta in mezzo, ma soprattutto Milano) è questa: fare in modo che i giochi del 2026 non siano l’ennesimo grande evento, in cui comandano gli sponsor e la speculazione del cemento e dei grandi interessi economici.
Fare in modo che i giochi siano un’occasione per creare lavoro di qualità, per costruire intorno agli impianti (quelli che già ci sono e quelli che si faranno) servizi e infrastrutture necessarie ai quartieri, fare in modo che i giochi siano un’occasione di socialità e di competizione sana.
E, soprattutto, fare in modo che le Olimpiadi del 2026 diventino, subito, la grande occasione per mettere al centro della discussione e dell’azione politica i due grandi temi intorno a cui si gioca il futuro delle città e del pianeta: la questione dell’abitare per tutti e la lotta al cambiamento climatico.
Perché a Milano nel 2026 vorremmo davvero una casa per tutti (e non solo per i più ricchi), una città più sostenibile, con meno auto, meno inquinamento e meno distanza, fisica e metaforica, tra il centro e le tante periferie che ancora ci sono.
E questa volta, ci perdonerà De Coubertin, partecipare non basta. Bisogna vincere
Elena Comelli

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