L’integrazione è una sfida collettiva, non una gara

L’integrazione è una sfida collettiva, non una gara

Oggi i giornali ci parlano di una Milano capitale dell’immigrazione e, soprattutto, dell’immigrazione virtuosa.

Quella milanese è l’area del Paese con più immigrati regolari e, non a caso, dove l’imprenditoria non italiana è più vivace, con oltre 30.000 piccole imprese gestite da imprenditori nati altrove, e un tasso di occupazione tra gli stranieri regolari di quasi il 70%, oltre 10 punti percentuali in più della media italiana.
Non è un caso; come non è probabilmente un caso che la crescita dell’immigrazione regolare sia stata più forte negli anni tra il 2010 e il 2016 quando Milano si è proposta come capitale dell’accoglienza, dimostrando (se ancora ce ne fosse bisogno) che gestire la realtà è più utile che provare a negarla.
Poi c’è l’altra faccia della medaglia, quella della povertà e della marginalità in aumento giorno dopo giorno, che non guarda in faccia nessuno e che coinvolge allo stesso modo italiani e non.
Anche per questo Milano da sola non basta, non basta la prima accoglienza e non basta la marcia del 20 maggio.
Non è una sfida Milano contro Roma (o contro qualunque altra città) a chi fa di più, a chi sa accogliere meglio o fa di più per gli italiani, pensando che occuparsi di chi arriva da lontano tolga risorse a chi è già qui.

È una sfida collettiva, di tutto il Paese, che non può non partire da Milano.

Per questo a Milano spetta il dovere (e il diritto) di rilanciare la richiesta di politiche di inclusione più forti e impattanti, è da Milano che deve ripartire la battaglia per lo ius soli, sollecitando giornalmente il Parlamento perché quella legge si faccia e si faccia in fretta, perché, Milano lo sa bene, è più difficile imporre doveri di serie A se i diritti sono di serie B.
È da Milano che deve partire, ed essere rilanciata tutti i giorni, la battaglia per il superamento della Bossi Fini e, con ancora più forza, per il superamento della Minniti Orlando.
Anche per questo, come Sinistra x Milano abbiamo aderito con convinzione alla campagna Ero Straniero – L’umanità che fa bene .

Siamo convinti che l’inclusione si faccia giorno per giorno, riconoscendo scuola e lavoro come principali strumenti di governo dei flussi migratori.
Perché, raccontiamoci quello che vogliamo, ma di fronte a un fenomeno epocale come le migrazioni, ci sono due strade: negarne le necessità, cavalcarne le distorsioni e promuovere odio e paura, oppure valorizzarne la ricchezza e le opportunità di crescita, umana, culturale e economica, per ognuno di noi e per il nostro Paese.

 

Elena Comelli

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