LO SBARCO DELL’ESERCITO SUI TRENI

LO SBARCO DELL’ESERCITO SUI TRENI

L’aggressione alla studentessa avvenuta settimana scorsa su un treno regionale ha, legittimamente, riaperto il dibattito sulla sicurezza. Questa volta sulla sicurezza sui mezzi di trasporto. Portando alla risposta ormai consueta: serve l’esercito. Una risposta che, come per l’esercito nelle periferie, riteniamo inutile e dannosa.

Sicuramente inutile, anche da una prospettiva meramente securitaria, per i limitati compiti che l’esercito (fortunatamente) può svolgere. E dannosa per almeno due motivi: perché sposta l’attenzione dai problemi veri e dalle soluzioni di medio termine e fa passare il concetto che la sicurezza si possa ottenere solo con la repressione.

Come Sinistra x Milano riteniamo che investire sulla sicurezza significhi investire sulle qualità delle relazioni, sui servizi sociali e sulla cultura, su tutto ciò che, molto più della presenza sbandierata delle forze dell’ordine, contribuisce a ridurre e prevenire l’emarginazione. Allo stesso modo, riteniamo che sicurezza sui mezzi di trasporto non significhi mettere l’esercito (o le guardie giurate, come avviene su alcuni treni Trenord su iniziativa di Regione Lombardia) su tutti i treni, ma tornare a investire sulla qualità dei trasporti, rafforzando piuttosto la presenza di personale di servizio che, oltre a garantire sicurezza percorrendo i vagoni, può dare supporto e informazioni, anche in caso di ritardi o disservizi.

Non vorremmo più vedere l’esercito lungo le strade e non vogliamo vedere personale armato sui mezzi pubblici: pensiamo che sia ora di di ribaltare la prospettiva e di mettere al centro dell’agenda e della discussione politica una visione diversa di sicurezza, che parta dalla consapevolezza che con la repressione si risolvono i sintomi e si moltiplicano le cause, mentre lavorando sulla coesione, sull’inclusione e sull’integrazione si interviene sulle cause e si danno risposte forse meno mediatiche e rassicuranti ma efficaci nel lungo periodo.

Elena Comelli

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