Ma davvero sono stranieri?

Ma davvero sono stranieri?

Si chiamano Erica, Brighit, John, Ethan, Chen. Frequentano la 5B della Scuola di viale Romagna, dove io insegno.
Sono nati a Milano, hanno frequentato la scuola materna a Milano e cinque anni fa li ho accolti quando hanno iniziato il loro percorso nella scuola elementare. Parlano e scrivono benissimo utilizzando la lingua italiana, seguono i programmi di storia e geografia che, in quinta, parlano dell’impero Romano e delle Regioni Italiane. In Educazione alla Cittadinanza parliamo di Costituzione, di Istituzioni locali e nazionali, di diritti e doveri dei cittadini.
Circa un mese fa hanno partecipato alle loro prime elezioni che hanno portato i loro compagni Margherita e Giuseppe Carlo a sedere sui banchi del Consiglio di Municipio 3 delle Ragazze e dei Ragazzi.

Erica, Brighit, John, Ethan e Chen sono quindi dei bambini italiani a tutti gli effetti.

Tranne che per lo stato Italiano.
Che li considererà “stranieri” fino a quando compiranno diciotto anni e avranno un anno di tempo per chiedere la cittadinanza italiana.

Io vorrei tanto che non fosse delegato a me spiegare a Erica, Brighit, John, Ethan e Chen perché lo stato italiano li considera stranieri. Vorrei tanto che un giorno nella 5B si presentassero i Senatori della Repubblica che hanno deciso che per questa legislatura lo ius soli/ius culturae non si approverà.
Vorrei che spiegassero a questi cinque bambini di undici anni perché non hanno il coraggio di dire che questa legge bisogna votarla, a costo di porre la fiducia e di far cadere il governo.
Perché questa non è una questione di schieramenti, di convenienze elettorali, di piccolo cabotaggio politico.
Questa è una questione di civiltà che dimostra la maturità di un paese, di una comunità, di un popolo.

E se il coraggio non c’è per approvare questa legge, non c’è neanche per guardare negli occhi Erica, Brighit, John, Ethan e Chen: e dire loro che sono diversi da Clara, Giuseppe Carlo, Cecilia, Federico, Giulia, Filippo, Margot, Jacopo, Sofia, Tommaso, Alice, Davide, Valentina, Ilia, Margherita, Gabriele e Theo.
Che sono nati in Italia come loro, hanno frequentato le stesse scuole materne, sono stati accolti come loro da me il primo giorno delle elementari e adesso, come loro, sono in 5B.
Ma che, a differenza loro, sono cittadini italiani.


No, i Senatori della Repubblica questo coraggio non ce l’hanno.
Purtroppo non hanno neanche la vergogna che invece dovrebbero provare davanti a ottocentomila bambini e ragazzi come Erica, Brighit, John, Etahn e Chen.
Tutti i giorni…

Paolo Limonta

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