MANCANO DI MEDICI, IN CORSIA GLI SPECIALIZZANDI

MANCANO DI MEDICI, IN CORSIA GLI SPECIALIZZANDI

L’articolo di qualche giorno fa da la Repubblica che segnalava la novità negli ospedali della Lombardia
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Il numero fa effetto: duemila specializzandi ovvero, medici già laureati e abilitati, che stanno frequentando la scuola di specializzazione e già operano nei reparti che dal prossimo autunno potranno avere maggiore autonomia in corsia. Per visitare i pazienti e lavorare in sala operatoria, risolvendo (almeno in parte) la cronica carenza di camici bianchi negli ospedali. Eccola, la tattica della Regione per far fronte alla mancanza di medici. Ma come funziona? «Entro fine settembre spiega Gianvincenzo Zuccotti, guida della facoltà di Medicina della Statale e presidente dell’Osservatorio regionale per la formazione medica specialistica le scuole di specializzazione dovranno presentare i parametri in base ai quali calcolare l’autonomia degli specializzandi. Che, comunque, dovranno lavorare sempre sotto la supervisione di un tutor. L’obiettivo è permettere ai giovani medici di acquisire maggiore autonomia: non è pensabile che fino al giorno prima del conseguimento della specializzazione non siano in grado di operare da soli, e lo siano poi dal giorno dopo solo perché hanno conseguito il diploma». L’idea è quella di coinvolgere e rendere più “partecipi” e autonomi in corsia gli specializzandi del quarto e quinto anno: i più esperti, insomma, che già da quattro anni ogni giorno lavorano e apprendono in reparto. «Saranno previsti dei paletti precisi aggiunge Maria Grazia Valsecchi, direttore di Medicina in Bicocca Gli specializzandi, per esempio, non potranno essere conteggiati nella pianta organica ospedaliera. E dovranno dimostrare di avere requisiti dal punto di vista formativo e assistenziale». Già, la pianta organica: il rischio, nota Roberto Carlo Rossi, numero uno dell’Ordine dei medici, è infatti che «così si supplisca alle carenze di medici assunti. Per noi non è accettabile: siamo contrari a decisioni come quella del Veneto, dove si è deciso di assumere specializzandi che ancora non hanno conseguito il diploma. Dare loro maggiore autonomia va bene. Ma non devono diventare dei tappabuchi». «Anche per questo aggiunge allora Massimo Clementi, preside di Medicina a Vita Salute San Raffaele è necessario che gli specializzandi continuino a lavorare nelle strutture convenzionate con le scuole di specializzazione: solo così si può garantire che il loro operato sia supervisionato, pur facendo loro acquisire autonomia».

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