MANCO ALBERTINI

MANCO ALBERTINI

Il centrodestra perde Albertini o forse lo riconquista. Potrebbe fare il vicesindaco di un candidato di suo gradimento, suggerito giusto in questi giorni. Chi? Fabio Minoli, direttore delle relazioni esterne della Bayer, ex Confindustria, già coordinatore cittadino di FI, ex-deputato e fondatore dei club azzurri. Un nuovo nome, l’ennesimo che potrebbe mettere d’accordo tutti. Pur di averne uno.
Riassumendo: la nomina del candidato spettava alla Lega che l’ha rivendicata dall’inizio e già al 3 settembre corso Salvini annunciava “a giorni” un candidato. Ma niente. Non possono essere gli emergenti Piscina e Bassi, uniche figure con un minimo di esperienza amministrativa, non può essere la Sardone. Non ce la farebbero con Sala. Ci vuole un candidato della della società civile (leggi mondo delle imprese) che dopo 30 e passa colloqui con Salvini, però non si trova, almeno di peso. La presa della Lega sulla città è poca. Soprattutto se lo schema è prendere ordini da Salvini e dal commissario cittadino Bolognini. Chi, con una carriera e un nome, sarebbe disponibile? Intanto il centrodestra da qualche segnale della sua campagna elettorale: presidi contro le piste ciclabili, contro i rom e gli insediamenti abusivi, e polemiche sui casi di cronaca nera per dimostrare che Milano è insicura (due giorni di passione per il medico napoletano sgozzato in centrale, per scoprire che di suicidio – anomalo – ma di suicidio si trattava). E siamo a Natale.
Qui la Lega annuncia – o meglio fa annunciare da lui – la possibile candidatura del giornalista ed esperto di relazioni pubbliche Alberto Rasia Del Polo. Gelo degli alleati. Forza Italia non ha la forza di esprimere un suo nome o meglio Berlusconi propone Maurizio Lupi: non è un forzista, è la pallida copia del celeste Formigoni e non ha proprio avuto una grande popolarità ultimamente. Fratelli d’Italia chiede tavoli e coordinamento. Non ha nomi da proporre, ma rispetto e peso da chiedere e rimanda nella mischia milanese De Corato (assessore e consigliere regionale) a occupare anche uno scranno in Comune. Il Foglio e altri pensatori della destra chiedono a Salvini di presentarsi. Ma lui continua a dire che deve pensare a 60 milioni di italiani. Quindi si comincia a pescar nel passato: la Moratti è già stata riciclata, rimane lui, il più ostico visto che ha litigato con tutti.
Così nasce l’idea del ritorno di Albertini, perché sondaggi alla mano (commissionati da Berlusconi) sarebbe l’unico che si avvicina a Sala. Ma nessuno lo vuole. Non lo vuole la Lega e nemmeno Berlusconi con cui ha rotto ormai dieci anni fa. Da qui il balletto dell’ex sindaco che (come ha sempre fatto) vuole essere corteggiato, lodato e trattato come un messia (oltre a far firmare accordi che prevedevano la non contestazione dei suoi atti da parte dei partiti che lo sostenevano, già 15 anni fa, un precursore, insomma). Però quando le forze politiche lo coccolano, dandogli di fatto l’investitura assoluta, lui rifiuta perché la sua vita familiare ne risentirebbe (come non capirlo).
E siamo ad oggi. Dove il nome bisogna ancora trovarlo. La campagna è per aria. E il centrodestra che la partita potrebbe giocarsela, si sta complicando la vita da solo, creando di fatto un vuoto.

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