Mia madre, e “loro”

Mia madre, e “loro”

Angela è morta il 23 marzo dell’anno scorso, in primavera. Sempre in primavera Pinot veniva ucciso con un colpo di pistola in testa, nel 1945, sulla strada fra Moedlin e Mauthausen. Non ce la faceva più a camminare, pesava neanche trenta chili, non mangiava, stava molto male. Cadde , fu eliminato.
I russi stavano arrivando, i nazisti si stavano rifugiando come topi inseguiti. A 10 giorni dalla liberazione Pinot restò ammazzato in terra e chissà dove poi.
Angela, mia madre era sua figlia, ed aveva 15 anni quando glielo strapparono dalle braccia due repubblichini e un fascista e lo portarono in caserma a Saluzzo. Angela pianse e si disperò, corse alla caserma vide suo padre appena dietro la porta, urlò papàpapà e Pinot rispose: non mi succederà nulla, non ho fatto nulla, credi a tuo padre. Vai a casa torno tra un attimo. Angela non lo più rivide mai più e lo aspettò fino al 23 marzo dell’anno scorso. Tutti i giorni parlava di lui, tutte le notti lo sognava, tutta la vita ebbe paura, non si riprese mai, anche se si sposò e fece due figli. Uno di questi sono io che ho supportato le paure di mamma fino all’ultimo respiro, che ho cercato con lei di mantenere e trasmettere la memoria di quell’orrendo periodo.
Ora ho paura anche io come Angela, che guardando la televisione mi diceva: stanno ritornando, ho paura.
Stanno ritornando è vero. La mia paura è rabbia, è resistenza, è amore per la libertà e ribellione all’ignoranza
Pinot fu spedito a Torino alle Carceri Nuove, poi a Bergamo, poi a Mauthausen insieme al suo gruppo di socialisti orgogliosi e incoscienti. Sul treno ebbero occasione di fuggire ma non vollero fuggire al destino, noi non scappiamo mai…
Pinot era un testone, quando Mussolini parlava alla radio gettava la radio in strada, quando i balilla passavano davanti alla sua officina di ciclista tirava loro i martelli fra le gambe. Angela aveva tanta paura , sempre, lo aspettava di notte finchè non ritornava dall’osteria dove certamente non faceva mistero di odiare il fascismo, anzi..
Morire di primavera non è più bello di morire d’inverno. Ma la natura intorno canta e fiorisce.
Fui a Mauthausen una primavera di qualche anno fa, con Angela e con sua sorella: intorno colline gioiose e rumori di contadini, trattori, animali. Dentro, ancora oggi, e per sempre, una puzza di morte che mi è restata nel profondo e resterà per sempre, appunto. Su una lapide enorme e collettiva c’è il nome di Pinot: Pinot Giuseppe Parrà. Angela pianse a lungo, piangemmo tutti, piangeva sempre, ricordando quegli anni della sua adolescenza stuprata, aveva tanta paura.
Non ha avuto tempo di vedere i razzisti prendere il potere in Italia, ma li ha percepiti vicini, infami: ecco, Angela, sono qui “loro” sono di nuovo qui, ma stai tranquilla, li cacceremo.

Giuseppe Pino Rosa

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