MILANO 2021, IL NOSTRO INCONTRO CON SALA

MILANO 2021, IL NOSTRO INCONTRO CON SALA
I sorrisi che stanno questa fotografia non sono sorrisi di circostanza. Si sorride qui dopo un confronto chiaro, trasparente, sul nocciolo delle questioni politiche, sociali e ambientali. (foto con Sala) . In questa città si sorride troppo poco da un po’ di tempo. Siamo stati fermi su due punti: emergenza ambientale ed emergenza sociale. Abbiamo detto cosa pensavamo come sinistra per Milano, senza mezzi termini, a partire da Bassini. Abbiamo chiesto trasparenza e velocità sui progetti, interventi urgenti sull’inquinamento, bilancio ambientale, rispetto delle minoranze. Abbiamo raccontato i nostri percorsi alla ricerca dell’unità, per cercare di non perdere, anzi di vincere, alle elezioni amministrative del 2021 (domani ormai). Siamo stati ascoltati attentamente e attendiamo riscontri.
Si può essere minoranza ma trovare le vie per proporre e partecipare al cambiamento della città, ognuno con la sua sensibilità. Abbiamo detto che pur non rappresentata in Consiglio a causa di acrobazie politiche spesso incomprensibili (non ultima l’impossibilità “da regolamento” di ricostituire con Enrico Fedrighini un gruppo consiliare che si rifaccia al mandato elettorale delle ultime amministrative) SinistraXMilano resta nella maggioranza, ma in maniera non passiva, sempre in quanto pungolo a fare meglio.
Non solo lamentele
Non siamo andati da Sala solo per chiacchierare quindi, o per lamentarci, ma per dirgli che abbiamo idee abbastanza chiare ed un programma politico da sottoporre non solo a lui ma a tutti i milanesi, sul futuro della città.
La campagna elettorale per il 2021 è già partita, tutti ne dobbiamo essere coscienti, ma, questa volta il percorso dovrà essere diverso, fatto di aggregazioni e non di alleanze, di coerenza e non di piccoli cesari o di piccoli marmorei colossei.
Noi lavoreremo per aprire porte e finestre, per essere fermenti di dibattito e programmi, di iniziative, di cultura, di informazione, di formazione.
Da soli non potremmo farlo, ma tutti insieme, si dovrebbe ritrovare un senso a questa città e a questa regione, senso di appartenenza, un senso che sappia restituire ai cittadini identità e fiducia nel futuro dei loro figli e non solo consumi di giornata, stordimenti commerciali, favole da marketing.
Il sindaco
Il sindaco ha affermato che se mai si ricandidasse il suo nuovo mandato sarebbe di grande discontinuità e porrebbe le emergenze in primo piano. Noi gli crediamo e gli stringiamo la mano, ma ci aspettiamo da lui un piano, un progetto, un calendario.
Il nostro calendario prevede di arrivare al 2021 con un sindaco di tutti e per il 2030 con una città coraggiosamente nuova. Vuol dire che allora avremmo battuto e sotterrato i sovranismi qualunquisti, gli egoismi eccitati dalle destre.
Mordi e fuggi
Non ci facciamo tramortire certo dal turismo mordi e fuggi che sta facendo crescere l’affluenza in città, e la visibilità di Milano a livello internazionale nei grandi circuiti popolari, legato soprattutto allo shopping ed agli eventi, coinvolge infatti una parte minoritaria del centro e, se non viene ripensato un modello da proporre, un ventaglio di percorsi più solidi ed attraenti, rischia di sgonfiarsi, ed alla fine di non premiare nessuno. Non ci facciamo incantare dai grattacieli splendenti delle archistar, pur se ci piace vivere qui. Milano è sicuramente migliore di 10 anni fa, ma non per tutti. Molti sono andati indietro.
Il turismo degli ultimi anni da Expo in poi, infatti pare essere la metafora di una città nervosa e bulimica, che guarda al presente e non al futuro, che pensa al mondo globalizzato e non al benessere di tutti, compresi i più deboli, i nuovi arrivati, i nuovi poveri, i giovani senza avvenire, senza contratto, precari assoluti anche e soprattutto quando fanno addirittura un lavoro intellettuale, una volta considerato privilegio.
Le due emergenze
Le due emergenze, climatica e sociale, sono per noi interdipendenti e strutturali, il che implica una profonda revisione del modello Milano, la famosa Milano da ri-bere, e una ridefinizione delle priorità che si stacchi dal treno delle grandi imprese immobiliari, viste anche come produttrici di “eventi” architettonici attraenti, a scapito di periferie e diseguaglianze. Tutti si aspettano non beneficenza politica e sociale ma incentivi al miglioramento della qualità della vita: casa, affitti e abitare, famiglie, scuole, infrastrutture, trasporti, servizi al primo posto.
L’inversione di rotta da oggi deve guardare, a nostro parere, al 2030, attraverso il passaggio obbligato delle elezioni amministrative del 2021 e richiede nuovi protagonisti, grandi aperture alla società, ai cittadini, ai corpi intermedi.
Il grande nodo, infatti, sul quale si sono incartate le ultime amministrazioni, è stato proprio il tema della partecipazione e del decentramento, mai visti mai ricalibrati e realizzati fino in fondo, sempre promessi e mai strutturati, sempre proposti ma mai praticati efficacemente.
Un decentramento nel quale operano strutture a mezzoservizio, senza risorse e senza grandi poteri decisionali.
Eppure questa è la città delle associazioni, dei comitati, dei giardini condivisi, degli orti urbani, di una miriade di iniziative culturali e sociali, del cohousing, della sensibilità ambientalista, dell’antifascismo, dell’accoglienza diffusa. Una base fortissima per un salto di qualità
La città “bella”
La città che vogliamo è una città “bella”, guarita dalla ferita del precariato, priva dell’angoscia della salute e delle malattie da inquinamento, trasparente sulla gestione della salute, giusta sui trasporti pubblici, in grado di gestire un welfare non di facciata, che sappia sostenere i dimenticati, gli anziani, fra gli altri.
Una Milano che sappia trainare il paese lungo il tragitto dell’innovazione sostenibile ed ecologica, dello sviluppo economico nel quale giustizia ambientale sociale siano al primo posto.
Per far questo bisogna riempire i paragrafi del programma con i dettagli, con indirizzi precisi, con correzioni coraggiose. Il “bilancio ambientale” per esempio che dovrebbe testimoniare e valutare ogni centesimo spesso per la città urbana, ogni centimetro di suolo consumare da non consumare più.
Per far questo ci vogliono strumenti, per valutare priorità e risultati, esperti che sappiano condurre sindaco e giunta a fare scelte durature, strategiche, e liberarsi dalla politica spot che finisce intervenire qui è là solo sulle urgenze.
Abbiamo detto al sindaco che pur non rappresentata in Consiglio per acrobazie politiche spesso incomprensibili (non ultima l’impossibilità “da regolamento” d ricostituire con Enrico Fedrighini un gruppo consiliare che si rifaccia al mandato elettorale delle ultime amministrative.
Giuseppe Pino Rosa

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