Milano a due velocità

Milano a due velocità

Nella narrazione, anche un po’ stucchevole, del modello Milano, entra a gamba tesa un articolo di Giampiero Rossi che, a inizio luglio sul Corriere Milano, racconta una città a due velocità.
Da una parte la Milano del centro, quella illuminata e solidale, che sogna le Olimpiadi e guarda all’Europa e al mondo. Dall’altra la Milano delle periferie, quella che fa più fatica, dove il lavoro manca e i servizi sono meno, dove le case popolari sono maltenute e la paura cresce, insieme alla distanza da quell’altra Milano.
Negli stessi giorni un altro articolo racconta un’altra faccia della Milano a due velocità, mettendo in luce come Milano sia in cima alla classifica delle città più care al mondo (settima, addirittura più cara di Londra), ma come al costo della vita non corrisponda un adeguato potere d’acquisto dei cittadini milanesi, le cui retribuzioni sono, invece, in basso alla classifica.
Poi c’è un altro articolo, questa volta d The Guardian, in cui la sindaca di Barcellona, Ada Colau Ballano, e il sindaco di Londra, Sadiq Khan, spiegano come il tema dell’abitare sia oggi fondamentale per il benessere e la vitalità delle città.
Khan e Colau lanciano un allarme su quelle operazioni immobiliari che sembrano voler decidere le sorti delle città e dei loro abitanti, mettendo i propri investimenti (spesso speculativi) e profitti prima della qualità del vivere e dell’abitare in città e prima della vitalità dei quartieri.
Nulla di nuovo,ma è una vicenda che diventa ancora più rilevante in un’epoca in cui le disuguaglianze e l’impoverimento delle periferie sono la questione su cui si gioca la sfida per città più giuste (e per un mondo più equo).
Spetterebbe ai governi, troppo spesso silenti, intervenire, ricordano Kahn e Colau, ma la palla resta nel campo delle città che, pur con strumenti e risorse inadeguate, si trovano in prima linea contro le speculazioni finanziarie: non certo e non solo per contrapporre, ideologicamente, la globalizzazione di chi sa accogliere a quella della finanza, ma per il motivo semplice e banale che se le comunità locali stanno bene, se i centri non si svuotano e le periferie non si allontanano, è tutta la città a stare meglio.
L’articolo del Guardian mette la questione abitativa al centro delle politiche della città, e Milano che, nonostante le due velocità, nonostante la distanza tra centro e periferie, ha ben presente la centralità delle politiche dell’abitare, non può che essere in prima fila, accanto a Londra e Barcellona.
Una sfida che animerà i prossimi mesi e che ci restituisce un senso più ampio all’impegnarsi per la propria città.
Elena Comelli

Per l’articolo del Guardian, clicca qui

Ti potrebbero interessare