MILANO SOFFOCA

MILANO SOFFOCA

Milano soffoca e i Milanesi sono sempre più esposti ai rischi di malattie respiratorie ed altre più gravi a causa delle polveri sottili, degli ossidi di azoto, degli idrocarburi.

Inverni come questi, purtroppo sempre più frequenti, ci mettono di fronte a una situazione che non possiamo più considerare un’emergenza. Ormai sappiamo bene che le cause dell’inquinamento che avvolge Milano, la città metropolitana e l’intera Pianura Padana non dipendono solo dalle caratteristiche orografiche della zona ma, soprattutto, dalla mancanza di un progetto globale teso a ridurre le emissioni. Siamo ormai a un punto vicino a quello di non ritorno e non ci è più consentito di intervenire solo con azioni sporadiche e di emergenza.

E’ necessario cambiare le abitudini di tutti noi; per farlo bisognerà riorganizzare il sistema dei trasporti su rotaia, facilitare gli spostamenti con mezzi non inquinanti, ripensare al sistema dei rifornimenti delle merci, incentivare l’uso dei mezzi pubblici, promuovere la mobilità condivisa, quella a pedali e quella elettrica. Infine bisognerà imporre norme severe che arrivino in pochissimi anni al divieto assoluto dell’uso delle caldaie a gasolio.

Bisogna iniziare subito pensando a interventi sul lungo periodo.

A Milano è in questi giorni allo studio la futura Low Emission Zone (già attiva in moltissime città europee), una sorta di grande Zona a Traffico Limitato che delimiterà il confine entro cui non saranno più consentiti gli accessi di mezzi inquinanti. Ma questo buon progetto non sarà sufficiente se, contemporaneamente e per quello che riguarda il nostro Comune, non creeremo nuove Zone a Traffico Limitato anche all’interno della città, una vasta ZTL che comprenda la Cerchia dei Navigli, fasce orarie inderogabili per l’accesso dei mezzi commerciali, mezzi pubblici più frequenti, percorsi ciclabili connessi tra loro. E’ evidente che tutto ciò non potrà limitarsi ad essere un piano del Comune di Milano, ma dovrà riguardare non solo la Città Metropolitana ma anche tutta la vasta zona della Pianura Padana. Un piano quindi che dovrà vedere coinvolte tutte le regioni interessate: Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto.

Poniamoci dei traguardi precisi che di anno in anno ci possano portare a risolvere in maniera reale e progressiva un problema che non ci è più consentito ignorare.

Elena Grandi

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