MILANO TORNA AL LAVORO IN PRESENZA?

MILANO TORNA AL LAVORO IN PRESENZA?
Ogni santone sui social dice che ogni problema genera opportunità. Così la pandemia ha offerto l’opportunità ai milanesi (che sono maggiormente lavoratori d’ufficio), a chi può, di lavorare da casa. E abbiamo scoperto che è più produttivo e ci permette di riprendere la nostra vita, nella nostra abitazione e nel nostro quartiere. Siamo riusciti ad andare a prendere i figli a scuola, conoscere il panettiere sotto casa, interessarci del nostro quartiere e a gestire i nostri spazi di vita. Come Sinistra X Milano abbiamo immaginato spazi pubblici vicino a casa dove lavorare e far confluire le forze sociali del quartiere (le Officine Municipali con il forum Disuguaglianze e Diversità), abbiamo sperato nel superamento del modello medioevale del “centro” cittadino per una vera Milano dei quartieri, viva ed eterogenea.
E ora?
Sembra che molte realtà lavorative stiano chiedendo di tornare in ufficio per molti giorni alla settimana. Perché? Se fosse per mancanza di produttività, non vedo perché chi fa poco a casa, in ufficio farebbe di più (farebbe finta di darsi da fare). Forse perché molti “manager” non sono in grado di essere autorevoli e sanno manifestare solo autorità in presenza? O peggio ancora, se nel mondo del lavoro impiegatizio è più importante tenere lavoratori e lavoratrici dentro un modello che vuole le relazioni economiche come privilegiate, un sistema in cui è importante far pesare la gerarchia e non le competenze? Sembra che il primato dei rapporti economici sia inscalfibile, chi ha i soldi deve stabilire non solo del tuo lavoro ma anche della tua vita, con i lavori di produzione questo processo è automatico (si deve stare dove si produce), con i lavoratori d’ufficio è necessario obbligarli a stare a quella scrivania, quella che decide il capo, non quella che scegli tu. Ci sono altre spiegazioni?

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