Minimarket, alcol e sicurezza

Minimarket, alcol e sicurezza

Non giriamoci intorno, la questione dei minimarket aperti 24 ore su 24 c’è e è una questione spinosa.
Perché molti di questi piccoli empori in realtà non vendono né la frutta esposta né lo scatolame sugli scaffali, vendono birre (tante), fredde (cioè per il consumo immediato) a bassissimo prezzo.
E allora, senza voler fare i moralisti, la questione c’è, e non è tanto o solo una questione di decoro urbano o di sicurezza più o meno percepita dal quartiere.
È una questione reale, che riguarda prima di tutto gli esercenti di questi minimarket, che sono i primi a essere esposti a rapine o aggressioni e che sanno bene che la loro attività è destinata a chiudere, togliendo un luogo dove stare e una fonte di sussistenza a molte famiglie.
E allora ha fatto bene il sindaco Beppe Sala a sollevarla e a spiegare che non è una questione di quartieri, di etnia, di zone rosse gialle e verdi o di altre fantasiose categorie dello spirito.
Il punto non è vietare, non è fare ordinanze che poi tanto nessuno è in grado di far rispettare. Chi ha un bar, chi ha un ristorante, chi gestisce una birreria è soggetto a una serie di regole legate all’attività di somministrazione, regole che invece non si applicano alla vendita al dettaglio, anche se poi è una vendita al dettaglio per il consumo immediato.
Sono regole che tutelano soprattutto gli avventori (che se troppo ubriachi non possono ricevere da bere) e la qualità della vita di tutti (regolando igiene e raccolta differenziata).
E allora ben venga l’attenzione che il sindaco ha richiamato su questo tema.
Ben venga soprattutto se affiancata da attività di sensibilizzazione, di formazione e di coinvolgimento degli esercenti in un percorso capace di trasformare un’attività che oggi ha ed è un problema in una risorsa per i quartieri e le comunità

Elena Comelli

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