Murales simboli di memoria

Murales simboli di memoria

Tra le leggi non scritte del mondo dei murales, deturpare il pezzo di un writer o di uno street artist con simboli altrui rappresenta un vero e proprio oltraggio. La questione si fa ancora più “orrenda” (come l’ha giustamente definita lo speaker radiofonico Alvise Salerno) se a essere imbrattato, con l’uso di simboli di violenza, è un murales alla memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Questo è successo all’opera di corso di porta Ticinese che, realizzata da Leonardo Gambini nel 2013, ritrae i due magistrati siciliani: una persona (poi identificata) ha scarabocchiato, nella mano di Falcone, una pistola rossa rivolta alla tempia di Borsellino nell’atto di sparare un colpo.

Questo non è un mero screzio tra artisti di strada, ma un vero e proprio attacco alla memoria di due uomini che, come le tante vittime che la mafia ha provocato nel tempo, rappresentano un baluardo di libertà e di giustizia per la memoria collettiva. Un attacco che va fermato e osteggiato, proprio come ha fatto un anonimo cittadino che, dopo poco tempo, ha ripristinato il murales rendendolo così alla fruizione della città.

Clara Amodeo

Ti potrebbero interessare