Come negare il diritto allo studio ai disabili

Come negare il diritto allo studio ai disabili

La questione è complessa ma assolutamente importante e significativa. Stiamo parlando del diritto allo studio degli studenti disabili delle scuole secondarie di secondo grado, compresi i Centri di Formazione Professionale. La Regione Lombardia, con la delibera di Giunta X/6832 dello scorso 30/6 ha approvato le Linee guida per lo svolgimento dei servizi di trasporto scolastico e di assistenza educativa per gli studenti con disabilità.

La delibera ha l’unico merito di chiarire di chi siano le competenze e cioè dei Comuni (in forma singola o associata) che devono attivare i servizi di trasporto e assistenza educativa, e le ATS (ex ASL) che devono farsi carico dei servizi di inclusione per studenti con disabilità sensoriali.

L’enorme criticità sta nei tempi e nella quantità e modalità di finanziamento. L’approvazione delle Linee guida al 30 di giugno ha certamente messo in grave difficoltà sia le scuole, sia i Comuni per potersi organizzare (stiamo parlando di una partita che, per esempio, per il Comune di Milano “vale” alcuni milioni di euro). Con la “pretesa”, oltretutto, che i Comuni anticipino almeno il 50% dei costi sostenuti.

Ma la vergogna, che si configura come una doppia discriminazione, sta nelle risorse allocate e nei “paletti” organizzativi fissati. La Regione ha stabilito un numero di ore di assistenza che va da un minimo di 5 a un massimo di 10 ore settimanali, indipendentemente dalla diagnosi funzionale e in barba alla Costituzione, alla normativa nazionale e a numerose sentenze di Tribunali Amministrativi e ordinari che hanno più volte ribadito che deve essere garantito l’intero monte ore di assistenza previsto dalla certificazione che ogni famiglia fornisce.

La seconda discriminazione consiste nel fatto che la Regione ha posto il limite massimo di 5 ore per gli studenti dei Centri di Formazione Professionale, quasi che in quelle scuole (per altro di totale competenza regionale) gli studenti disabili abbiano “meno necessità” degli altri.

La situazione ad oggi è che nelle scuole in sostanza non sono ancora stati avviati i servizi. L’effetto che si genera sarà che i Comuni riceveranno centinaia di diffide e di ricorsi dalle famiglie che perderanno e dovranno rivalersi in defatiganti contenziosi con la Regione.

Quello che risulta intollerabile è che le famiglie siano costrette a rivolgersi ai tribunali per vedersi riconoscere e tutelare un diritto che dovrebbe essere costituzionalmente garantito. Ancora più insopportabile se ciò avviene in una Regione che si appresta a spendere oltre 50 milioni per un referendum farsa esclusivamente propagandistico.

 

 

Alberto Ciullini

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