NOLO E L’ASSE NORDEST, CUORE PULSANTE DELLA CITTA’

NOLO E L’ASSE NORDEST, CUORE PULSANTE DELLA CITTA’

Il commento di Alberto liva, ieri, su Milano – Il Giorno sui dati di Camera di Commercio di Milano su imprese e ngozi, con alcuni interrogativi sul resto della città.
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I dati della Camera di Commercio sanciscono il trionfo assoluto di NoLo. Il meglio della creatività e dell’impresa della città sembrerebbe annidarsi oggi nel quartiere a nord di piazzale Loreto, delimitato da una parte da viale Monza e dall’altra da via Padova, che si allungano per diversi chilometri, tagliate da innumerevoli traverse, fra cui la piccola ma vivacissima via Pietro Crespi, presente in classifica con il maggior numero di imprese giovani e straniere. Il grande ermento della zona, in cerca di identità e in evidente trasformazione, con una forte gentrification” che si innesta su un tessuto storico fatto di residenti storici che abitano nelle case di ringhiera da generazioni, è contraddittorio e potente. I negozi di vicinato presenti al piano terra di quasi tutti i condomini delle due grandi vie, e spesso anche nei cortili, rappresentano presidi sociali e baluardi di sicurezza in molti casi, ma il proliferare dei minimarket a gestione straniera è una delle cause di maggiore instabilità e pericolo durante la notte. Non è un caso che si trovi qui il maggior numero di anime nascoste”, ovvero spazi ibridi di recentissima apertura che uniscono diverse attività per venire incontro a un pubblico più ampio. ma anche per dare libero sfogo alle passioni e agli interessi dei gestori. Nelle classifiche della Camera di Commercio viale Monza e via Padova si trovano in testa anche per la ristorazione, a evidente trazione multietnica e forse ancora non contraddistinta dall’eccellenza, ma sicuramente dalla varietà e dalla semplicità dei locali, perfetti per i pasti veloci e aperti anche fino a tarda sera. La terza via in quasi tutte le classifiche è Corso Buenos Aires, direttamente collegata a piazzale Loreto, ma decisamente diversa per tipologia di imprese. Questa via, per quanto nei numeri appaia viva e ricca di negozi, papa la mancanza di identità riconoscibile. Sono pochissime le botteghe storiche che resistono da tempo, così come gli spazi ibridi e di aggregazione sociale, perché vige incontrastato il dominio dei grandi marchi e dei temporary store, che fanno impazzire le statistiche e non lasciano traccia di sé in una via che è buona per le passeggiate diurne, ma non sta intercettando ancora l’evoluzione della nuova Milano. Colpisce nei dati l’assenza della parte sud della città, un tempo trainante per l’impresa, dalla Darsena ai Navigli, e oggi messa decisamente in ombra dal Nord Est.

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