NON BRUCIATE IL NOSTRO FUTURO

NON BRUCIATE IL NOSTRO FUTURO

Avevamo un debito con i Fridays For Future Milano quello del racconto del secondo sciopero globale di venerdì, dove a Milano hanno sfilato ancora in tantissimi, fin sotto la Regione per chiedere fatti concreti. Ecco il resoconto di la Repubblica Milano
“Andiamo avanti Gretini”.Il cartello, che risponde a chi in questi mesi ha tentato di sminuire la portata del movimento, è la sintesi di un’onda verde, quella che si ispira all’appello di Greta Thunberg, che non intende fermarsi. Che vuole cambiarlo davvero, questo pianeta inquinato, dando uno scossone alle coscienze di tutti i “potenti della terra”, compresi coloro che da lunedì siederanno sugli scranni del Parlamento Europeo. Così, sotto il sole caldo di una vera mattina di fine maggio, i ragazzi di Fridays for Future sono tornati in piazza con lo slogan “Non bruciate il nostro futuro” per fare il bis dopo la grande manifestazione del 15 marzo che portò nelle strade del centro più di centomila persone. Questo secondo Global Strike non ha i numeri del primo («Siamo trentamila», diranno gli organizzatori esagerando un po’), ma a loro interessa poco. Perché, è convinta Bianca, 16 anni, «l’importante è farne tanti altri di scioperi per il clima, così che finalmente qualcuno ci ascolti sul serio». Dopo la sbornia felice ora c’è la consapevolezza. Perché in più di due mesi di acqua sotto i ponti ne è passata molta: gli studenti si sono organizzati, hanno acquisito un’identità, non si sono arresi davanti alle critiche e hanno iniziato a dire la loro alle istituzioni. Al Comune, a cui hanno chiesto di dichiarare l’emergenza climatica, alla «Regione più inquinata d’Italia» cui hanno urlato di darsi una mossa per limitare le emissioni e anche all’Europa. Tra di loro non ci sono solo i piccoli delle elementari o i ragazzini di medie e licei, ma anche tanti maggiorenni che domani andranno a votare per il Parlamento di Bruxelles. Per Amir, che è all’ultimo anno del liceo Carlo Tenca, la priorità è una: «L’Europa ha il dovere di smantellare tutte le fake news che circolano sul clima, affinché nessuno possa mai più dire che, siccome fa freddo a maggio, il cambiamento climatico non esiste». Lorenzo Tognoni, 23 anni, aiutai suoi genitori nella gestione del ristorante di famiglia, ma si è mescolato ai tanti suoi coetanei che ancora studiano: «Tante persone non sanno che gran parte dell’inquinamento del pianeta e dello spreco di acqua derivano dall’industria della carne. Ecco, a Bruxelles dovrebbero legiferare per chiudere o limitare il più possibile gli allevamenti intensivi». Gli fa eco un’amica, Martina Preziosi, vegana convinta: «Un altro aspetto su cui intervenire è quello dei trasporti intercontinentali e dell’inquinamento, anche acustico, causato dalle navi in mare. Bisognerebbe promuovere il consumo a chilometro zero». Davide presto sarà laureato in Scienze politiche e ha una buona opinione dell’Europa: «È sicuramente l’organizzazione che a livello mondiale ha fatto di più per il clima, basta pensare alle ultime direttive sulla plastica. Mi piacerebbe, però, che si desse obiettivi più ambiziosi, come quello di arrivare ad emissioni zero entro il 2030». Gabriele, 22 anni, studia Economia ed è convinto che l’Ue sia l’unica forza in grado di «sconfiggere nemici del pianeta come Trump». Sotto Palazzo Lombardia, spunta qualche cartello contro i “negazionisti del clima” Salvini, Trump e Bolsonaro, qualche coro contro il ministro dell’Interno e contro la Regione. Anche se il movimento — lo hanno dichiarato più volte gli stessi ragazzi —è sì politico, ma decisamente apartitico. E allora largo a qualche sfottò, a cartelli spiritosi, colorati, a citazioni di canzoni. “Novembre esci da questo maggio”, “Vorrei che i grassi della mia pancia bruciassero come la terra in questo momento”, “II protocollo di Kyoto non è un film erotico giapponese”, “Ci siamo rotti i Cot”. C’è anche uno striscione di solidarietà alla professoressa di Palermo sospesa per il video anti-Salvini montato dai suo alunni: “Liberi di insegnare, liberi di cambiare il mondo”. Molti studenti, questa volta, sono dovuti rimanere a scuola per le verifiche di fine anno: «Ci sta, è giusto anche questo», ammette uno degli organizzatori. Che rilancia: «Tanto ci rivediamo a settembre per il prossimo sciopero».

Ti potrebbero interessare