Non lasciamo sola la scuola

Non lasciamo sola la scuola

Ma un padre che si presenta a scuola e aggredisce un insegnante per una nota o un brutto voto dato al figlio cosa pensa di ottenere dall’insegnante e, soprattutto dal figlio?

Certo, in una società dove il web scatena violenze verbali terribili, non dovrebbe destare stupore il fatto che qualche genitore possa passare dalla violenza virtuale a quella reale.
invece io non solo mi stupisco, ma voglio dire alcune cose a quei padri. Ma anche ai figli e agli insegnanti.

Oggi fare e vivere la scuola è sempre più difficile.
La scuola intesa come comunità educante che mette al primo posto il benessere dei bambini e dei ragazzi garantendo loro una crescita culturale ampia e coinvolgente. Una comunità che mette al primo posto le relazioni, tutte le relazioni. Le relazioni tra i bambini o i ragazzi, le relazioni tra questi e i maestri o i professori, le relazioni tra questi e i genitori.

Relazioni improntate prima di tutto sul rispetto.

Perché se si vuole costruire davvero una comunità educante che possa crescere bene, occorre che ne facciano parte gli studenti, gli insegnanti, i genitori.
E che tutti rispettino gli altri e loro stessi.
Perché è solo così che si riescono a definire percorsi comuni, strategie d’inclusione, capacità di intervento immediato per sanare conflitti, incomprensioni, delusioni, rabbia e dolore.
Ma, costruire una comunità educante in una società che sempre più si abbandona a derive diseducanti non è semplice.
Allora io vorrei dire ai padri che picchiano gli insegnanti che il danno maggiore lo procurano a loro stessi e, soprattutto ai loro figli.
Che, con quel gesto che li rende più deboli e più fragili, si vedono estromessi dalla comunità in cui devono crescere.

Allora vorrei dire ai bambini e ai ragazzi di questi padri di non arrendersi.
Di scegliere di continuare a far parte della loro comunità classe continuando a relazionarsi con gli altri con intelligenza e rispetto.
Allora vorrei dire agli insegnanti aggrediti di essere ancora più testardi dei loro studenti.
Di continuare a parlare con loro e, attraverso le parole, di persistere nell’abbattimento delle barriere di incomunicabilità che a volte sorgono senza una ragione e che solo gli insegnati possono abbattere.

Non è un percorso semplice e indolore.
Si scontra con la stanchezza, i problemi personali, le difficoltà familiari, una scuola a volte inadeguata e spesso lasciata sola ad affrontare questi problemi che, nella solitudine, possono apparire irrisolvibili.

Alla politica e alla pubblica amministrazione, per ultimo, voglio dire proprio questo. Non lasciate sola la scuola e chi la fa e la vive tutti i giorni. Perché è la bellezza della scuola che genera la bellezza della società.
Ricordiamocelo sempre…

 

Paolo Limonta

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