Non si può “mettere un punto” sul G8 di Genova

Non si può “mettere un punto” sul G8 di Genova

“Non ci sarà mai più un’altra Genova”, ha dichiarato ieri a Repubblica il capo della Polizia Franco Gabrielli.

Visti gli sforzi che dal 2001 in avanti si sono fatti per gestire diversamente l’ordine pubblico in occasione di una serie di grandi eventi, può darsi sia vero. Di certo, sarebbe il modo migliore per onorare la memoria di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda in una circostanza in cui avrebbero potuto trovarsi molti di coloro che in quei giorni del G8 giunsero a Genova da ogni dove; e una risposta alla domanda di giustizia delle tante e dei tanti che in quel fine settimana di luglio furono inaspettatamente vittime della violenza di uomini dello Stato che disonorarono la divisa e il Paese che avrebbero dovuto servire, nella caserma di Bolzaneto, per le strade della città, alla scuola Diaz.

Sorprende, tuttavia, il tentativo di Gabrielli di condividere le responsabilità di quella che lui stesso definisce “una catastrofe” con chi guidava il movimento, accusato di non aver saputo governare la piazza; come pure la tesi secondo cui sarebbe “una rappresentazione abnorme e strumentale” quella di chi riconduce il modo in cui furono fronteggiate le proteste alla volontà del governo Berlusconi di sperimentare una nuova gestione politica dell’ordine pubblico, quasi a rimuovere il ruolo di Fini e Scajola in quei 3 giorni di sangue.

A Gabrielli, a giudizio del quale è arrivata l’ora di “mettere un punto” e chiudere la vicenda del G8 di Genova, rispondiamo che quel punto potrà essere tracciato solo quando – per coerenza e in ossequio al principio di non contraddizione – i dirigenti e gli agenti condannati per quei fatti, così come tutti gli uomini in divisa che abusano del proprio ruolo, saranno espulsi dalle forze dell’ordine e quando vedremo approvata una legge sul reato di tortura degna di questo nome.

Perché, come scritto su uno dei muri accanto ai quali 16 anni fa venne ucciso il ragazzo Carlo, senza giustizia non può esserci vera pace.

 

Stefano Simonetta

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