Non staccate la spina

Non staccate la spina

Non staccate la corrente a Residence Sociale ALDO DICE 26 X 1
A Milano sono più di 20.000 le famiglie in attesa di una casa popolare. E, nonostante gli sforzi dell’amministrazione per accelerare la consegna degli alloggi pubblici, la via d’uscita dall’emergenza abitativa non è dietro l’angolo.
Un’emergenza riconosciuta e fatta propria dal Comune di Milano, non a caso il sindaco Beppe Sala ha messo il piano zero case vuote in cima alle sue priorità, e non a caso, come ben raccontava l’assessore Rabaiotti qualche giorno fa, l’amministrazione cittadina sta investendo e sperimentando sui condomini misti.
Pratiche di buona amministrazione sicuramente non scontate, ma quanto mai necessarie in una città dove la crisi economica negli ultimi anni ha colpito duro, portando sempre più singoli e famiglie nell’impossibilità di reggere i costi di un mercato immobiliare che “non si è adeguato alla crisi” e che, anzi, fa registrare segnali di (s)confortante ripresa.
Un mercato, per altro, ancora focalizzato sulla vendita e in cui gli affitti (quelli in regola) trovano pochissimo spazio, confermando in ritardo, ormai endemico del mercato immobiliare italiano, a adeguarsi a una realtà cambiata, in cui il mattone non è più (o non può essere) l’investimento di una vita.
In questo quadro così complesso si inserisce l’esperienza virtuosa di Aldo dice 26×1, residence sociale che, negli ultimi 5 anni, prima a Sesto San Giovanni e poi a Milano, ha offerto accoglienza e percorsi di inserimento abitativo a famiglie sfrattate.
Un’esperienza riconosciuta e apprezzata dallo stesso Comune di Milano che non a caso (come ha ricordato stamattina a Radio Popolare Wainer Molteni) ha fatto da garante con A2A per il residence, garanzia a fronte della quale Aldo dice 26×1 ha sempre corrisposto i 1.500 euro mensili regolarmente pattuiti.
Eppure l’esperienza di Aldo dice 26×1 rischia di essere al capolinea.
Non è uno sgombero quello previsto oggi (non sarebbe possibile effettuarlo, visto che non ci sono quelle garanzie di ricollocamento delle famiglie che il decreto Minniti aveva introdotto lo scorso anno dopo il brutto sgombero di piazza Indipendenza della giunta Raggi).
Non è uno sgombero, ma sembra un messaggio di fine corsa, il distaccamento della corrente, proprio quella di cui il Comune si è fatto garante negli anni.
Una scelta tanto più inspiegabile in un momento in cui all’emergenza abitativa si aggiunge un governo che, al di là delle dichiarazioni e dei tweet, non sembra per niente avere a cuore la sorte dei più poveri, italiani o stranieri che siano
Per questo, chiediamo che venga garantita l’erogazione della coprente al residence sociale e che, contemporaneamente, si lavori per garantire la prosecuzione dell’esperienza di Aldo dice 26×1.
Non solo per le 55 famiglie attualmente ospitate, ma perché, davvero, in un momento di emergenza non ha senso mettere a tacere chi prova a dare risposte.

Elena Comelli

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