ODAZIO GIAMBELLINO LORENTEGGIO INGANNI, TUTTO FERMO PER INCAPACITA’ E DISINTERESSE DI ALER

ODAZIO GIAMBELLINO LORENTEGGIO INGANNI, TUTTO FERMO PER INCAPACITA’ E DISINTERESSE DI ALER

dal Corriere Milano
La riqualificazione del quadrilatero Odazio-Lorenteggio-Inganni-Giambellino doveva essere conclusa entro il 2020. Ma quattro anni dopo il varo del progetto, è stata eseguita una sola delle demolizioni programmate e tutti gli altri interventi sono molto indietro. Perché? «Il ritardo è dovuto alla bonifica amianto presente in quasi tutti i caseggiati Aler: nelle cantine, nelle condutture, probabilmente in alcune coibentazioni — denuncia la consigliera regionale del Pd Carmela Rozza —. La Regione non l’aveva considerato, nonostante figurasse tra le voci di intervento nel progetto?».
Via Giambellino. Di fronte alle saracinesche abbassate per sempre dell’ultimo cinema a luci rosse di Milano, una Madonna di pietra alza gli occhi al cielo tra l’erba secca e i sacchi dell’immondizia. Veglia sui due palazzoni del civico 15o che si guardano come a darsi conforto l’un l’altro. O a sfidarsi. Ai balconi, parabole e disperazione. Panni stesi e piantine curate, resilienza quotidiana in questo angolo cittadino a neppure tre chilometri dalla Milano eccitante del design, della moda, dei locali cool. Ma lontanissimo, un Far West dove la legge è quella della resistenza e dell’occupazione abusiva. «Qui siamo dieci famiglie regolari su 64», dice Filippo Accardi, partito dalla Sicilia alla volta di Milano 6o anni fa. All’ingresso, sul marciapiede, una discarica clandestina, che all’occasione diventa mercatino dell’usato: un congelatore, due televisori, le doghe di un letto, due materassi, quattro sedie, tre seggiolini auto, quindici porte, una cassettiera. Poco più in là un foglio con scritto «Amsa» è stato affisso fino a qualche ora prima sulla testata di un letto matrimoniale smontato. «Qualcuno è passato, si è preso la rete e ha tolto il cartello», si lamenta Antonella. «Abito qui, sì, per mia sfortuna». Il 150 di via Giambellino è uno dei caseggiati popolari Aler in attesa di riqualificazione. Un progetto da 95 milioni di euro — 6o milioni di fondi europei destinati alla Regione (55 milioni) e al Comune (5), più altri 20 da bilancio di Palazzo Marino e i55 dal Pirellone — per ridisegnare il quadrilatero compreso tra via Odazio, Lorenteggio, Inganni e Giambellino. Ristrutturazione e sostituzione di alcuni stabili di edilizia pubblica gestiti da Aler (compito della Regione), riqualificazione dello spazio pubblico e azioni sociali (compito del Comune): doveva essere tutto concluso entro il 2020, secondo il Masterplan approvato nel 2015. Quattro anni dopo tutto tace, fermo dopo una sola delle demolizioni previste dal progetto. II primo dei tre edifici di via Lorenteggio 181— il 10/b, dove nel 2014 era crollato un balcone — è stato demolito nel 2017. L’assegnazione degli alloggi nel palazzo mai ricostruito sarebbe dovuta avvenire quest’anno. Ma i lavori si sono fermati. Perché? «Il ritardo è dovuto alla bonifica amianto presente in quasi tutti i caseggiati Aler: nelle cantine, nelle condutture, probabilmente in alcune coibentazioni. La Regione non l’aveva considerato, nonostante figurasse tra le voci di intervento nel progetto? Di sicuro è rimasta indietro», commenta Carmela Rozza, consigliera regionale del Pd, già assessore ai Lavori pubblici e alla Sicurezza del Comune di Milano. Infrastrutture Lombarde è ancora ferma alla fase di «individuazione del soggetto cui affidare la bonifica amianto», si legge in risposta alla richiesta del cronoprogramma. Tutti gli altri interventi aspettano quest’assegnazione per essere avviati. Per via Lorenteggio 179 e via Manzano 4 — altri due caseggiati Aler da abbattere e ricostruire — è ancora «in corso la verifica del progetto esecutivo», informa la partecipata; per via Segneri 3 — da demolire secondo il progetto — e per via Giambellino 150 siamo addirittura alla fase precedente: è «in corso la redazione del progetto definitivo». Rabbia e disillusione si respirano in ogni palazzina del quadrilatero, dove il disastro generalizzato di edilizia popolare diventa tracollo. «Le case fanno pietà, topi, scarafaggi, appartamenti occupati», dice Maria, 62 anni, da 4o al 183 di via Lorenteggio. «Ci sono tre tipologie di abusivi — spiega Rozza —: quelli vecchi di 2030 anni, gli extracomunitari e i centri sociali, e gli ultimi, i rom, arrivati dopo lo sgombero del campo di via Triboniano». Occupazioni e ri-occupazioni: «Qui abbiamo 42 famiglie abusive su 85», dice Rita, che abita al 4 di via Degli Apuli. Allo stesso civico vive Silvana Fusar Poli, 82 anni. Le trema la voce mentre racconta che dal 1′ novembre scorso ha la muffa sui muri, infiltrazioni dall’appartamento di sopra occupato da abusivi. «Chiamo l’Aler da sette mesi. Non viene nessuno», spiega mostrando il suo appartamento, tenuto con cura dal 1963, otto figli e innumerevoli nipoti dopo. II confine tra dentro e fuori è quello tra il degrado e il decoro. Sara è cresciuta in via degli Apuli. Ha 17 anni e ha abbandonato la scuola: «Tanto a che serve? — chiede —. Vivere qui è come accampare in un campo rom, tra zingari e marocchini». Renzo Dibert abita nella via e offre lezioni gratuite di civiltà: «Abbiamo un senso civico diverso, certo. Ma la convivenza pacifica tra regolari e abusivi è possibile. Ci vuole pazienza da parte di entrambi. Anche loro devono abituarsi a questa situazione». Non si abitua Mohammed, 23 anni, che continua a tagliarsi le braccia per disperazione in via Segneri. Vive senza luce. Nella cantina di uno dei caseggiati che andranno ristrutturati e che ha adattato per quanto possibile a casa. E arrivato dalla Libia in Italia tre anni fa. Le botte, il mare di notte, l’arrivo in Sicilia, come altri migliaia di ragazzi prima e dopo di lui. La sua figura emerge dopo una scala buia. Abita in due locali senza finestre, illuminati da un filo di lucine natalizie e introdotti da uno zerbino con la scritta: «Welcome».

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