OLIMPIADI I SINDACATI SI PORTANO AVANTI: “BASTA PRECARI”

OLIMPIADI I SINDACATI SI PORTANO AVANTI: “BASTA PRECARI”

Un articolo di Giampiero Rossi anticipa le richieste dei sindacati per le regolarizzazioni nel settore sportivo
IL settore dello sport, tra palestre, piscine, centri sportivi, ha 15o mila addetti. Molti dei quali senza diritti, contributi, ferie, malattie e con il rischio di licenziamenti facili. E la denuncia della Slc Cgil che spera nelle Olimpiadi per cambiare marcia. «Può essere la volta buone perché ad allenatori, istruttori, bagnini, personal trainer sia assicurata la dovuta rappresentanza sindacale», afferma il segretario Cgil Francesco Aufieri. a pagina 6 Ai Giochi in pista anche i diritti» La Cgil: le Olimpiadi occasione per regolarizzare i precari dello sport. «Nel settore tanta illegalità» «Benvenute Olimpiadi, che porteranno anche lavoro, ma ci auguriamo che possano essere anche l’occasione per accendere i riflettori su chi lavora proprio nello sport e non ha diritti riconosciuti». Francesco Aufieri è il segretario della Slc Cgil milanese, cioè l’organizzazione sindacale che — tra le altre cose — si occupa anche dei dipendenti di palestre, piscine e centri sportivi. Un settore molto cresciuto negli ultimi anni e che nell’area metropolitana si stima conti non meno di i,o mila addetti. Pochi di loro, però, beneficiano di un inquadramento «normale», la maggior parte può ambire al massimo a un contratto di «collaborazione sportiva», molto flessibile per il datore di lavoro ma che, in pratica, non prevede diritti per il dipendente. Significa che molti allenatori, istruttori, bagnini, personal trainer, addetti alla riabilitazione, receptionist e altri ancora non possono contare su tutele, contributi previdenziali, malattia, ferie, maternità. Addirittura non è considerata nemmeno l’eventualità — per niente aliena nel mondo dello sport — dell’infortunio. Per non parlare di orari gonfiati e licenziamenti facili. I sindacalisti raccontano che «quando qualcuno si fa male, capita che il datore di lavoro raccomandi di non dire che l’episodio è successo in palestra, in piscina o sul campo». Poco meno di due anni fa, la Slc Cgil lanciò una campagna pionieristica («Lavori per lo sport, non per sport»), che ha prodotto qualche effetto. «Decine di persone si sono avvicinate per chiedere informazioni sui loro diritti di lavoratori — racconta Aufieri — e c’è stato anche il caso di una piscina in cui è nata una rappresentanza sindacale, con tanto di assemblea, elezione della Rsu, intesa sul premio di risultato e riconoscimento di un’assicurazione». E poi, in una palestra, partendo dalla segnalazione di una telecamera installata dalla proprietà per sorvegliare le mosse dei dipendenti anche a distanza, il sindacato ha scritto all’azienda e si è arrivati alla sottoscrizione di un accordo. «E un mondo in cui le persone hanno persino paura di fare domande sui propri diritti, però ci sono i margini per fare passi avanti — osserva il segretario della Slc Cgil —. E in vista delle olimpiadi ripartiremo con una campagna per i diritti nel settore, soprattutto attraverso i social media». Una fonte dei problemi sindacali è l’uso estensivo del contratto di collaborazione sportiva, applicabile per compensi forfettari fino a io mila euro: «Viene progressivamente applicato anche a figure che svolgono compiti del tutto diversi: impiegate, tecnici, manutentori e su questo abbiamo già vertenze aperte — sottolinea Aufieri —. Ma quello che serve è un intervento a livello legislativo sul quale abbiamo gia sollecitato il sottosegretario allo Sport Giancarlo Giorgetti: ci sono migliaia di persone di fatto senza un contratto».

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